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Argentina: il prospetto della Consob le riteneva adatte solo ad investitori speculativi

Trib. Genova Sez. I, 02-08-2006

OBBLIGAZIONI ARGENTINA
il prospetto della Consob le riteneva adatte solo ad investitori speculativi
Nullità

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE DI GENOVA

PRIMA SEZIONE CIVILE

Composto da:

dott. Alvaro Vigotti - Presidente -

dott. Cinzia Casanova - Giudice -

dott. Rosella Silvestri - Giudice Rel. -

Ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa iscritta al n. 16265/05 R.G.C.

promossa da:

B.G. e M.B. rapp.ti e difesi dagli avv.ti N.B. e N.L. del foro di Bologna unitamente all'avv.to F.G., presso il cui studio in Genova sono elett. dom. per delega a margine dell'atto di citazione

PARTI ATTRICI

CONTRO

BANCA C. S.p.A., in persona del legale rapp., rapp. e difesa dall'avv.to G.V. foro di Genova presso il cui studio in Genova è elett. dom. per delega in calce all'atto di citazione notificato.

PARTE CONVENUTA

OGGETTO: nullità negoziazione titoli


Svolgimento del processo

Con atto di citazione notificato ai sensi del d.lgs. 5/03 in data 24.11.2005 i sig.ri B. convenivano in giudizio avanti al Tribunale di Genova la Banca C. S.p.A. al fine di sentire accogliere le conclusioni di cui in epigrafe.

A tal fine esponevano:

- che il sig. G.B. aveva concluso un contratto per la prestazioni di servizi con C. il 07.10.1994 e di non avere indicato in tale contratto la sua condizione finanziaria e gli obiettivi di investimento;

- che successivamente in data 27.01.1998 entrambi avevano sottoscritto altro contratto di negoziazione di titoli con firme disgiunte dello stesso tenore del precedente;

- che il 03.1.2000 il sig. B.G. aveva sottoscritto un terzo contratto di acquisto titoli senza fornire alla banca alcuna informazione sulla sua propensione al rischio negli investimenti;

- di essere risparmiatori privi di intento speculativo;

- che in occasione della sottoscrizione dei contratti sopra indicati non fu fornita alcuna spiegazione;

- che il 09.03.2001 il sig. G.B. sottoscrisse ordine di acquisto di bond argentini ITL ARG 11% 96/03, per un valore nominale di Lire 380.176.933 = e che gli fu addebitata in data 14.3.2001 una spesa di Lire 308.176.933;

- che tale operazioni fu effettuata con il conforto da parte della banca della buona riuscita dell'investimento;

- che non gli era stata fornita alcuna specifica informazione circa l'adeguatezza del medesimo dell'investimento in obbligazioni argentine;

- che quindi la banca aveva posto in essere condotte contrarie a norme imperative con violazioni degli art. 23 Tuf e 28 regolamento Consob.

Si costituiva in giudizio la banca convenuta chiedendo il rigetto di tutte le domande delle parti attrici sostenendo che esse avevano sottoscritto il contratto che prevedeva i rischi di investimento a loro carico e di avere assolto a tutti gli obblighi imposti dal T.U.F.

La parte attrice proponeva istanza per la fissazione dell'udienza di discussione, che era fissata, con decreto predisposto dal giudice relatore, al 06.7.2006.

All'esito della discussione il Collegio provvedeva in camera di consiglio, riservandosi il deposito della sentenza ex art. 16 c. 5 dlgs. 5/2003.


Motivi della decisione

1. QUESTIONI PRELIMINARI

A. NULLITA'MANDATO ALLA LITE

Parte attrice eccepisce la nullità della comparsa di costituzione della convenuta per nullità del mandato alle liti in quanto rilasciata dal rappresentante e vice direttore generale dell'istituto, dr. P. Peraltro la parte convenuta nella prima memoria successiva al rilievo che precede ha allegato la delibera della Banca C., che conferiva il potere di rappresentanza - in giudizio secondo l'art. 29 dell'ente di credito ai vice direttori generali, specificati all'elenco nr. 1 allegato alla delibera, tra cui appunto al dr. G.P.

Si rileva che la sentenza della Suprema Corte citata dalla parte attrice è proprio nel senso che per la validità del conferimento della procura è sufficiente la semplice allegazione della qualifica che lo consente e solo in caso di contestazione, come nel caso in esame, è necessaria la prova del potere in capo al deducente: tale onere è stato prontamente adempiuto dalla parte convenuta nel primo atto difensivo utile successivo alla contestazione.

Ciò posto l'eccezione deve essere respinta.

B. TARDIVITA' MEMORIA REPLICA EX ART. 6 DGLS. 5/03

Parte attrice eccepisce la tardività della memoria convenuta del 23.3.2006 in quanto depositata nei trenta giorni dalla precedente notifica, e non nei venti giorni come previsto dalla norma citata.

L'eccezione è infondata e deve essere respinta. La norma prevede espressamente che ove non sia fissato un termine a controparte, come nel caso in esame, esso deve intendersi di 30 giorni dall'avvenuta notifica; se è fissato il termine questo non può essere inferiore a 20 giorni.

3.NULLITA' dei contratti di compravendita dei titoli ai sensi dell'art. 1428 c.c. per violazione delle norme imperative di cui al TUF e regolamento CONSOB

Parte attrice eccepisce la nullità dei contratti sottoscritti prima dell'entrata in vigore della normativa indicata, anche in considerazione della omessa contestuale consegna del prospetto informativo ai clienti, sotto il profilo della nullità per difetto di forma scritta "ad substantiam" prevista dall'art. 23 T.U.F e per la violazione dei doveri di informativa prescritti dalla citata normativa.

L'eccezione è infondata e deve essere respinta.

Per orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, e seguito da questo Tribunale, la forma scritta prevista dell'art. 23 del T.U.F. deve essere riferita al contratto di negoziazione o c.d. contratto quadro, che nel caso in esame è stato sottoscritto da entrambi gli attori, in conformità alla normativa allora vigente. Peraltro anche l'ordine di acquisto del 09.03.2001 ha rispettato il requisito della forma scritta come documentalmente provato, ed è stato sottoscritto da G.B.

L'omessa stipula di un nuovo contratto di negoziazione dopo l'entrata in vigore del T.U.F. non determina certamente la nullità del precedente contratto attesi i principi generali della successione delle leggi nel tempo, in assenza di una specifica norma derogatrice degli "Stessi: "In base ai principi che regolano la successione delle leggi nel tempo, l'illiceità (e la conseguente invalidità) del contratto deve essere riferita alle norme in vigore nel momento della sua conclusione e, pertanto, il negozio giuridico nullo all'epoca della sua perfezione, perché contrario a norme imperative, non può divenire valido e acquistare efficacia per effetto della semplice abrogazione di tali disposizioni, in quanto, perché questo effetto si determini, è necessario che la nuova legge operi retroattivamente, incidendo sulla qualificazione degli atti compiuti prima della sua entrata in vigore" (Cass. SENT. 01877 DEL 21.02.1995).

Non si può ravvisare quindi alcuna forma di nullità dei contratti sottoscritti dagli attori antecedenti all'entrata in vigore del TUF atteso che questi erano conformi alle norme della legge nr. 1/1991, sono stati conclusi per iscritto, come comprovato dai documenti nr. 1 e 3 allegati dalla banca e che la normativa successiva non contempla la necessità di rinnovare i contratti pre-esistenti.

D'altro canto si ritiene che la normativa del settore, vigente all'epoca della sottoscrizione, e quella successiva in vigore all'epoca degli acquisti dei bond (TUF sopra indicato), non preveda alcuna ipotesi di nullità per la violazione dei doveri di informativa dedotti dalle parti attrici, né possono tali ipotesi sussumersi fra i casi generali di nullità di cui all'art. 1418 c.c., atteso il principio di tassatività delle nullità così come già costantemente affermato da questo Tribunale sul punto in esame (per tutte Trib. Ge 13.4.2006, con esplicito riferimento alla pronuncia della Suprema Corte sulla questione).

Ciò posto la domanda di nullità proposta dalla attrici deve essere respinta, come quella di restituzione conseguente.

3. ADEGUATEZZA DELLA OPERAZIONE DEL 09 marzo 2001

Aderendo agli orientamenti giurisprudenziali sopra indicati, si ritiene che l'omissione degli obblighi di trasparenza e di fornire adeguate informazione agli investitori da parte degli istituti bancari costituiscano ipotesi di inadempimento contrattuale, da valutarsi secondo i principi generali in tema di inadempimento: deve essere quindi esaminato il comportamento delle parti e se sussistente l'inadempimento dedotto dall'investitore la gravità dello stesso ai fini della eventuale risoluzione del contratto.

Gli attori allegano quali condotte costituenti inadempimento in ordine all'acquisto dei titoli di cui in citazione:

I. l'omessa valutazione da parte della banca della bassa propensione al rischio dei clienti;

II. l'inadeguatezza delle informazioni fornite dall'istituto bancario agli investitori (art. 21 TUF);

III. il conflitto d'interessi della banca nei confronti dei clienti avendo negoziato i titoli in suo possesso lucrando il prezzo della mediazione;

Circa quest'ultimo punto non può ritenersi che la banca convenuta abbia violato gli obblighi imposti dal legislatore in tema di conflitto di interessi rilevato che l'acquisto è stato effettuato per conto terzi come rilevabile sia dall'ordine (doc. nr. 8 parte convenuta) che dal fissato bollato in cui sono state applicate le commissioni (doc. nr. 9 parte convenuta).

Peraltro nel caso in esame gli attori non hanno provato che l'intermediario perseguiva scopi ulteriori e diversi rispetto alla realizzazione dell'interesse del cliente, quali, ad esempio, l'obiettivo di eliminare rapidamente dal portafoglio di proprietà titoli presenti in sovrabbondanza, a seguito di una massiccia sottoscrizione dell'emissione obbligazionaria contestata (in tal senso anche Trib. Monza 27/1/2005, Trib. Trani 10/6/2005; Trib. Genova 895 del 9/3/06; nonché parere della Consob risposta a quesito nr. 97006042 del 9/7/97).

La Ctu richiesta non è stata ammessa in quanto esplorativa la parte attrice non ha fornito alcuna prova della sussistenza di tale diverso e ulteriore scopo perseguito dalla banca: non ha neppure allegato, o chiesto di provare, che la convenuta avesse nel proprio portafoglio una quantità di obbligazioni argentine esuberanti rispetto alle normali necessità di approvvigionamento per far fronte alle aspettative e richieste dei propri clienti.

Tutto ciò premesso nel caso in esame si rileva che nell'ordine di acquisito del 09.3.2001 si dà atto delle inadeguatezza della operazione.

A fronte delle affermazioni degli attori circa l'omessa effettiva informazione da parte della banca, a prescindere della formale indicazione di non adeguatezza indicata su un modulo prestampato a cura della convenuta, deve ritenersi che l'Istituto di credito non abbia assolto agli obblighi posti a suo carico di fornire adeguata e corretta informazione alle clienti, ovvero che non ne abbia fornito la prova posta a sua carico dall'art. 23 TUF.

Circa gli obblighi di cui art. 21 T.U.F. - norma che impone all'intermediario, rispettivamente alle lettere a) e b), l'obbligo di comportarsi con correttezza e trasparenza nell'interesse del cliente e di operare in modo che i clienti siano "sempre adeguatamente informati" - e dall'art. 28 della delibera Consob 11522/98 comma secondo che impone l'obbligo all'intermediario di non effettuare operazioni se non dopo aver fornito all'investitore informazioni adeguate sulla natura, sui rischi e sulle implicazioni "della specifica operazione o del servizio", la cui conoscenza sia necessaria per effettuare consapevoli scelte di investimento o di disinvestimento - si ritiene che occorra considerare la natura e il rischio specifico delle obbligazioni in questione all'epoca dell'acquisto da parte delle attrici e, quindi, i dati posseduti o che la banca avrebbe comunque dovuto avere per poi informare gli investitori.

Si rileva in proposito che nel modulo relativo all'acquisto c'è la mera indicazione dell'inadeguatezza dell'operazione senza la specificazione delle motivazioni di tale considerazione.

Peraltro se fino al maggio 1999 le obbligazioni argentine appartenevano al livello migliore della categoria speculativa, nel marzo 2001 i titoli in questione sono stati declassati nella categoria "B+, declassamelo, quest'ultimo, che era stato preceduto da un primo peggioramento registrato dall'agenzia M., che li aveva declassati nella categoria "BB-" (aprile 2000 ovverosia dalla prima alla seconda categoria dei titoli speculativi) (dato tratto da audizione della Consob 27/4/2004 alla Camera dei Deputati commissione Finanze citata nella sentenza Trib Milano 25/7/05).

Più precisamente risulta che, nella nota - datata 22/8/2000 - della Consob, integrativa del prospetto delle obbligazioni della Repubblica Argentina emesse il 21/10/1999 (dato tratto dal sito Internet della Consob) si indicava espressamente come si trattasse di obbligazioni "adatte unicamente ad investitori speculativi ed in condizioni di valutare e sostenere rischi speciali".

A fronte della carenza di alcuna specifica informazione sulla operazione rilevabile dal più volte citato ordine di acquisto la banca non ha provato - e neppure proposto idonei strumenti prova in tal senso, attesa la genericità dei capi di prova formulati - che gli attori fossero investitori in grado di "sostenere rischi speciali".

Infine si rileva che è la stessa convenuta che ricorda come l'art. 29 del TUF preveda espressamente che in caso di operazione non adeguata, come quella in esame, la banca debba informare di tale circostanza e delle ragioni per cui non è opportuno procedere alla sua esecuzione e qualora l'investitore voglia procedere deve darne ordine impartito per iscritto: di tali informazioni non c'è traccia nell'ordine d'acquisto in esame.

Ciò posto, la violazione degli obblighi informativi di cui si è detto deve ritenersi particolarmente grave - anche considerato come sia notoria la dichiarazione di default del dicembre 2001 da parte della repubblica argentina - e, pertanto, ben può giustificare l'accoglimento della domanda di risoluzione del contratto di acquisto dei titoli in questione.

Da tale risoluzione consegue l'obbligo di parte convenuta di restituire l'importo ricevuto quale corrispettivo della vendita dei titoli e quindi la condanna della controparte al pagamento dell'importo di Euro 196.345,00 = oltre interessi legali dalla data della domanda fino all'effettivo pagamento, così come insegnato della Suprema Corte, secondo cui : "Ai sensi dell'art. 1458 cod. civ., alla risoluzione del contratto consegue sia un effetto liberatorio, per le obbligazioni che ancora debbono essere eseguite, sia un effetto restitutorio, per quelle che siano, invece, già state oggetto di esecuzione ed in relazione alle quali sorge, per l'"accipiens", il dovere di restituzione, anche se le prestazione risultino ricevute dal contraente non inadempiente. Se tale obbligo restitutorio ha per oggetto prestazioni pecuniarie, il ricevente è tenuto a restituire le somme percepite maggiorate degli interessi calcolati dal giorno della domanda di risoluzione. (Cass. sent. 18518 del 14.09.2004)

4. SPESE PROCESSUALI

Non sussistono nel caso in esame giusti motivi per discostarsi dalla regola della soccombenza e dunque la parte convenuta deve essere condannata al pagamento delle spese processuali liquidate come in dispositivo.


P.Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando, ogni contraria eccezione e difesa disattesa, così provvede:

1) dichiara la risoluzione del contratto stipulato da B.M. e B.G. con BANCA C. S.p.A. il 09.03.2001 avente ad oggetto i titoli denominati "ITL Argent 11% 96/03";

2) dichiara tenuta e condanna la convenuta al pagamento in favore degli attori della somma di Euro 196.345,00 =, oltre interessi legali sulle somme ora indicate dalla data della notifica dell'atto di citazione al saldo;

3) respinge tutte le altre domande delle parti attrici;

4) condanna parte convenuta alla rifusione delle spese di lite in favore di parte attrice liquidate in Euro 508,26 per spese; Euro 1600,00 per diritti; Euro 4.500,00 = per onorari; oltre spese generali, IVA e CPA sull'imponibile.

Così deciso in Genova il 13 luglio 2006.

Depositata in Cancelleria il 2 agosto 2006.

 
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