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BPVI. Esposti degli azionisti, la procura indaga


BPVI. Esposti degli azionisti, la procura indaga
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VICENZA La magistratura indaga sulla Banca Popolare di Vicenza. In seguito agli esposti depositati nelle ultime settimane negli uffici del palazzo di giustizia berico - a firma di soci e risparmiatori, ma anche di associazioni di consumatori che hanno avviato le procedure per la costituzione in mora cumulativa per la tutela dei risparmiatori - la procura di Vicenza ha deciso di vederci chiaro e ha aperto un fascicolo, affidato al pm Luigi Salvadori. La conferma è arrivata dal procuratore capo di Vicenza, Antonino Cappelleri, che non ha però voluto aggiungere altri dettagli «per non fornire informazioni fuorvianti» e che non ha escluso ci siano già nomi iscritti sul registro degli indagati. In merito invece ai reati ipotizzati, ha spiegato che «stiamo lavorando per individuare quanto da contestare», facendo intendere che non ci sia ancora un’accusa specifica. Il tutto - precisa - sulla base delle «decine e decine di esposti di risparmiatori che si sentono truffati».....


"Corriere del Veneto (ed. Vicenza)" del 22-09-2015 Vicenza Pagina: 19   File originale
Pubblicato anche in: "Corriere del Veneto (ed. Treviso)" "Corriere del Veneto (ed. Padova)" "Corriere del Veneto (ed. Verona)" "Corriere del Veneto"

Cappelleri: «Decine di denunce di risparmiatori». La magistratura apre un' inchiesta.

VICENZA La magistratura indaga sulla Banca Popolare di Vicenza. In seguito agli esposti depositati nelle ultime settimane negli uffici del palazzo di giustizia berico - a firma di soci e risparmiatori, ma anche di associazioni di consumatori che hanno avviato le procedure per la costituzione in mora cumulativa per la tutela dei risparmiatori - la procura di Vicenza ha deciso di vederci chiaro e ha aperto un fascicolo, affidato al pm Luigi Salvadori. La conferma è arrivata ieri dal procuratore capo di Vicenza, Antonino Cappelleri, che non ha però voluto aggiungere altri dettagli «per non fornire informazioni fuorvianti» e che non ha escluso ci siano già nomi iscritti sul registro degli indagati. In merito invece ai reati ipotizzati, ha spiegato che «stiamo lavorando per individuare quanto da contestare», facendo intendere che non ci sia ancora un' accusa specifica. Il tutto - precisa - sulla base delle «decine e decine di esposti di risparmiatori che si sentono truffati». A muoversi, sotto le direttive del sostituto Salvadori, è la guardia di finanza di Vicenza, anche se finora non risultano né perquisizioni né tantomeno sequestri di documentazione. Del resto pare che l' inchiesta sia ancora ai primi passi: tutto è in evoluzione e non ci si può certo aspettare che si risolva in breve tempo considerando l' argomento trattato. Rispetto agli sviluppi giudiziari, da Bpvi, che ha riunito ieri il suo cda, non sono venuti commenti. Esclusa invece l' apertura di un' inchiesta a Roma, dove risparmiatori e associazioni dei consumatori avevano indirizzato altri esposti, chiedendo nei fatti un possibile ampliamento del perimetro dell' inchiesta già avviata nei confronti di Veneto Banca per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, che aveva portato al clamoroso blitz della Finanza nella sede della popolare di Montebelluna, il 17 febbraio. In ballo, a Vicenza, c' è il nodo del prezzo delle azioni, tagliato del 23% da 62,5 a 48 euro, e divenute sostanzialmente invendibili, e dei meccanismi del loro collocamento, insieme a quelli degli aumenti di capitale degli ultimi anni, che già avevano sollevato pesanti critiche dai soci infuriati nell' assemblea di aprile. Da allora si sono susseguiti esposti e denunce indirizzati alla magistratura. Tra i primi a muoversi - già nell' ottobre del 2014 - c' è l' Adusbef, intenzionata a «tutelare i risparmi messi in grave pericolo». Finora un centinaio di soci si è rivolto agli avvocati dell' associazione dei consumatori che, dopo le segnalazioni alla magistratura, ora stanno valutando l' opportunità di avviare un' azione collettiva per chiedere un maxi-risarcimento. Dettagliata poi anche la denuncia sporta dal legale vicentino Renato Bertelle, che era intervenuto duramente in assemblea ad aprile e che sta seguendo diversi risparmiatori. In una querela depositata il 4 agosto in procura, tira in ballo l' intero cda della popolare e il collegio sindacale, accusandoli di «associazione per delinquere finalizzata ai reati di aggiotaggio» (ovvero il sostegno artificioso del prezzo delle azioni) e «di false comunicazioni sociali». In pratica, è la tesi di Bertelle, le perdite evidenziate nei bilanci 2014(ma anche, verrebbe da dire, quelli evidenziati, successivamente all' esposto, nel bilancio semestrale 2015 pubblicato a fine agosto, con gli aumenti di capitale finanziati dalla banca per 975 milioni), mostrerebbero per il passato, sempre secondo la querela, che la banca avrebbe rappresentato una situazione diversa dal reale, con «relazioni e altre comunicazioni sociali non veritiere». Ciò per «provocare una sensibile alterazione del prezzo delle azioni» e incidere sulla percezione che il pubblico aveva della stabilità della banca. Nelle stesse carte presentate in procura da Bertelle e finite tra quelle al vaglio del pm Luigi Salvadori, si punta il dito anche contro Banca d' Italia, che non avrebbe impedito di commettere le presunte irregolarità.

...tratto dal corriere del veneto del 22 settembre 2015

VICENZA La magistratura indaga sulla Banca Popolare di Vicenza. In seguito agli esposti depositati nelle ultime settimane negli uffici del palazzo di giustizia berico - a firma di soci e risparmiatori, ma anche di associazioni di consumatori che hanno avviato le procedure per la costituzione in mora cumulativa per la tutela dei risparmiatori - la procura di Vicenza ha deciso di vederci chiaro e ha aperto un fascicolo, affidato al pm Luigi Salvadori. La conferma è arrivata dal procuratore capo di Vicenza, Antonino Cappelleri, che non ha però voluto aggiungere altri dettagli «per non fornire informazioni fuorvianti» e che non ha escluso ci siano già nomi iscritti sul registro degli indagati. In merito invece ai reati ipotizzati, ha spiegato che «stiamo lavorando per individuare quanto da contestare», facendo intendere che non ci sia ancora un’accusa specifica. Il tutto - precisa - sulla base delle «decine e decine di esposti di risparmiatori che si sentono truffati».

A muoversi, sotto le direttive del sostituto Salvadori, è la guardia di finanza di Vicenza, anche se finora non risultano né perquisizioni né tantomeno sequestri di documentazione. Del resto pare che l’inchiesta sia ancora ai primi passi: tutto è in evoluzione e non ci si può certo aspettare che si risolva in breve tempo considerando l’argomento trattato. Rispetto agli sviluppi giudiziari, da Bpvi, che ha riunito il suo cda, non sono venuti commenti. Esclusa invece l’apertura di un’inchiesta a Roma, dove risparmiatori e associazioni dei consumatori avevano indirizzato altri esposti, chiedendo nei fatti un possibile ampliamento del perimetro dell’inchiesta già avviata nei confronti di Veneto Banca per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, che aveva portato al clamoroso blitz della Finanza nella sede della popolare di Montebelluna, il 17 febbraio. In ballo, a Vicenza, c’è il nodo del prezzo delle azioni, tagliato del 23% da 62,5 a 48 euro, e divenute sostanzialmente invendibili, e dei meccanismi del loro collocamento, insieme a quelli degli aumenti di capitale degli ultimi anni, che già avevano sollevato pesanti critiche dai soci infuriati nell’assemblea di aprile. Da allora si sono susseguiti esposti e denunce indirizzati alla magistratura. Tra i primi a muoversi - già nell’ottobre del 2014 - c’è l’Adusbef, intenzionata a «tutelare i risparmi messi in grave pericolo».

Finora un centinaio di soci si è rivolto agli avvocati dell’associazione dei consumatori che, dopo le segnalazioni alla magistratura, ora stanno valutando l’opportunità di avviare un’azione collettiva per chiedere un maxi-risarcimento. Dettagliata poi anche la denuncia sporta dal legale vicentino Renato Bertelle, che era intervenuto duramente in assemblea ad aprile e che sta seguendo diversi risparmiatori. In una querela depositata il 4 agosto in procura, tira in ballo l’intero cda della popolare e il collegio sindacale, accusandoli di «associazione per delinquere finalizzata ai reati di aggiotaggio» (ovvero il sostegno artificioso del prezzo delle azioni) e «di false comunicazioni sociali». In pratica, è la tesi di Bertelle, le perdite evidenziate nei bilanci 2014(ma anche, verrebbe da dire, quelli evidenziati, successivamente all’esposto, nel bilancio semestrale 2015 pubblicato a fine agosto, con gli aumenti di capitale finanziati dalla banca per 975 milioni), mostrerebbero per il passato, sempre secondo la querela, che la banca avrebbe rappresentato una situazione diversa dal reale, con «relazioni e altre comunicazioni sociali non veritiere». Ciò per «provocare una sensibile alterazione del prezzo delle azioni» e incidere sulla percezione che il pubblico aveva della stabilità della banca. Nelle stesse carte presentate in procura da Bertelle e finite tra quelle al vaglio del pm Luigi Salvadori, si punta il dito anche contro Banca d’Italia, che non avrebbe impedito di commettere le presunte irregolarità.

 

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