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Cartelle di pagamento: interessi in chiaro

tratto dal sito iltuotributarista.it

Cartelle di pagamento: interessi in chiaro

La cartella, al pari dell’avviso di accertamento, deve avere una motivazione congrua, sufficiente e intellegibile. In tema di controllo automatico delle dichiarazioni, ex art. 36-bis D.P.R. n. 600/1973, è nulla la cartella di pagamento nella quale non è esplicitato il conteggio degli interessi posti a ruolo con aliquote, periodo e tassi applicati.

Questo è quanto affermato dalla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia (Milano) nella sentenza n. 4513/30/15 del 20 Ottobre 2015. Per i giudici milanesi è nulla la cartella di pagamento che non riporta in modo esplicito il conteggio degli interessi posti a ruolo con aliquote, periodo e tassi applicati, in quanto, l’Ufficio non deve costringere il contribuente a difficili indagini che a lui non competono, perché, se così fosse, risulterebbe violato il diritto di difesa del destinatario dell’atto. La mancata indicazione del tasso applicato e dei criteri utilizzati per il calcolo degli interessi addebitati integra, pertanto, un difetto di motivazione della cartella esattoriale; a maggior ragione quando trattasi, come nel caso esaminato, di liquidazione d’imposta ex artt. 36-bis D.P.R. n. 600/1973 e 54-bis D.P.R. n. 633/1972, ovvero il primo atto con cui il contribuente viene a conoscenza della pretesa tributaria (cfr. Cass. n. 11446/ 2006 e n. 15188/2013).

Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento emessa dall’Agenzia delle Entrate, a seguito di controllo automatizzato della dichiarazione Mod. Unico 2010, con la quale l’ufficio chiedeva il pagamento dell’omesso versamento di imposte (Irpef, Irap e Iva) oltre sanzioni e interessi.

I giudici di primo grado hanno respinto l’impugnazione del contribuente ritenendo infondata sia l’eccezione concernente il mancato invio della preventiva comunicazione d’irregolarità; sia quella attinente il vizio di motivazione, stante l’omessa indicazione dei criteri di calcolo degli interessi addebitati in cartella.

La CTR pur condividendo la tesi del collegio di prime cure per quanto concerne l’invio dell’avviso di bonario, posto che nei controlli automatizzati esso presuppone l’esistenza di incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione, ha dato ragione al contribuente sul presupposto della motivazione della cartella. Questa, infatti, non ha fornito tutti i dati e le informazioni necessarie per consentire al destinatario la comprensione e un ricalcolo degli ammontari in essa esposti. A tale proposito la CTR ha richiamato una propria precedente sentenza, la n. 42/30/13, secondo cui la carenza dell’indicazione, in modo analitico e inequivocamente dettagliato, delle aliquote applicate in relazione a ciascuna decorsa annualità o parte di essa è causa di nullità della cartella esattoriale.

Ad avviso della commissione d’appello, è la stessa Cassazione (sentenza n. 4516 del 2012) ha sostenere che le cartelle esattoriali devono considerarsi nulle se non contengono l’indicazione della base di calcolo degli interessi, ossia omettano di indicare, in modo dettagliato, le aliquote applicate per ciascuna annualità, sicché devono ritenersi illegittime “tutte le cartelle che riportino solo la cifra globale degli interessi dovuti, senza indicare come si è arrivati a tale calcolo, non specificando le singole aliquote prese a base delle varie annualità”.

La Cassazione ha cioè esplicitamente statuito che non competono al contribuente indagini per ricostruire l’operato dell’Ufficio e per decifrare un computo degli interessi “criptico e non comprensibile”.

Più di recente la sentenza n. 8934/2014, sempre della Cassazione, ha sostenuto che “l’obbligo di una congrua, sufficiente ed intelleggibile motivazione non può essere riservata ai soli avvisi di accertamento” e che “alla cartella di pagamento devono ritenersi comunque applicabili i principi di ordine generale indicati per ogni provvedimento amministrativo”.

 

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