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Comunicazioni

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Anche Moody's declassa a "spazzatura" il rating della Turchia. E Borsa e lira crollano

tratto dal sito italiaoggi.it del 26 settembre 2016

Anche Moody's declassa a "spazzatura" il rating della Turchia. E Borsa e lira crollano

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Pessimo avvio di seduta per la Borsa e per la lira turca dopo che l'agenzia di rating Moody's ha declassato a spazzatura il rating del Paese.
Il Bist 100 ha aperto in calo del 4% e lascia ora sul terreno il 3,55% a 76.922,07 punti, mentre la lira è scesa sui minimi da sette settimane contro il dollaro con il cross usd/try che viaggia a 2,9890 con massimo a 2,999.
Nel dettaglio gli analisti di Moody's hanno tagliato la raccomandazione di Ankara a Ba1 da Baa3 con outlook stabile dopo il processo di revisione del rating iniziato dopo il tentativo, poi fallito, di colpo di Stato del 15 luglio scorso.
La decisione era attesa, ma è arrivata prima del previsto. Ora due delle principali agenzie di rating considerano la Turchia "spazzatura".
Anche Standard & Poor's infatti ha tagliato di un notch la raccomandazione del Paese, spingendola ancora più in territorio "junk".
Fitch invece è l'unica ad aver mantenuto il Paese in investment grade. Ad agosto infatti gli analisti hanno tagliato l'outlook di Ankara da stabile a negativo, ma hanno confermato il rating BBB-, livello appena al di sopra della spazzatura.

 

Il titolo di Deutsche Bank ai minimi dal 1992

tratto dal sito italiaoggi.it del 26 settembre 2016

Il titolo di Deutsche Bank ai minimi dal 1992

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I timori sulla solidità patrimoniale di Deutsche Bank in vista del mega risarcimento da 14 miliardi di dollari chiesto dagli Usa per chiudere il contenzioso legato ai mutui subprime fanno crollare il titolo dell'istituto tedesco ai minimi da 24 anni.
Alla Borsa di Francoforte il titolo arriva a cedere oltre il 6% a 10,69 euro, rivedendo i livelli più bassi dal 1992. Su Deutsche Bank pesano anche altri contenziosi, a partire dalla manipolazione dei tassi di cambio, il trading di metalli preziosi e operazioni sospette di scambio di titoli azionari in Russia con accuse di riciclaggio di denaro.
Intanto il governo tedesco non considera alcuna ipotesi di aiuto di Stato per Deutsche Bank.
"Non c'è alcuna ragione per questo genere di speculazioni - ha detto il portavoce del governo Steffen Seibert nella consueta conferenza stampa del lunedì a Berlino, rispondendo a una specifica domanda - e il governo non partecipa a tali speculazioni".
Seibert ha poi aggiunto che da parte governativa ci si augura che "come per altri istituti", la sanzione su cui autorità Usa e Deutsche Bank si accorderanno sarà "equa". La cancelliera è sempre in contatto con i vertici dell'economia tedesca, ha concluso Seibert, che però ha escluso incontri riservati tra Merkel e il ceo di Deutsche Bank, John Cryan, negli scorsi mesi.

 

Obbligazionisti subordinati di MPS nel panico per il rischio bail-in, ma ne è valsa la pena?

tratto dal sito investireoggi.it del 08 luglio 2016

Obbligazionisti subordinati di MPS nel panico per il rischio bail-in, ma ne è valsa la pena?

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Sono circa 60.000 gli obbligazionisti subordinati retail di MPS, che vivono questi giorni con grande trepidazione, in attesa di conoscere che ne sarà del loro investimento in uno o più bond dell’istituto senese. Il più preoccupante per dimensioni e per il taglio minimo di appena 1.000 euro previsto all’emissione è quello con scadenza nel maggio 2018 e collocato sul mercato nel maggio del 2008. Un’obbligazione decennale, che alla sua emissione presentava rischi elevati solo teorici, dato che nei fatti nessuno immaginava che l’allora terza banca italiana riuscisse a crollare di oltre il 90% in borsa e a sfiorare il crac di queste settimane per la sua palese sotto-capitalizzazione.

Era la primavera di 8 anni fa e non era nemmeno scoppiata quella violenta crisi finanziaria, che avrebbe cambiato i mercati e l’economia di grossa parte del pianeta. Il bond si presentava con un rendimento abbastanza allettante persino per i tempi: cedola del 2,5% + Euribor a 6 mesi. Quest’ultimo tasso era mediamente del 4,7% quel mese, per cui il rendimento all’emissione del titolo era stimabile nell’ordine del 7,2-7,3% lordo all’anno.

Rendimenti bond MPS bassi, non all’altezza del rischio

Chi avrebbe potuto pensare che appena un anno dopo, l’Euribor a 6 mesi sarebbe crollato all’1,4%, trascinando il rendimento del bond MPS a un più contenuto 3,9%? E chi avrebbe mai immaginato che oggi, lo stesso rende negativamente per lo 0,19%, per cui il rendimento totale è crollato al 2,3%?

Intendiamoci, il 2,3% in un’era di tassi zero e negativi come questa non è paradossalmente nemmeno poco, considerando che un BTp a 3 anni (stessa scadenza residua del bond) oggi offre un rendimento nullo. Il 2,3% non lo garantisce oggi nemmeno un titolo di stato italiano a 30 anni. Certo, però, che nessuno si assumerebbe il rischio di perdere tutto il capitale investito per ottenere meno del 2% all’anno, al netto delle imposte e delle commissioni.

Bond MPS non convenienti alla luce di quanto accaduto

Questa constatazione non fa che accrescere il senso di amarezza di chi oggi rientra a pieno titoli tra i creditori espropriabili. Certo, se tutto andasse per il verso giusto, chi acquistasse oggi il bond al prezzo di mercato di una settantina di centesimi, riuscirebbe a portarsi a casa un titolo dal rendimento potenziale del 17%, considerando che alla scadenza gli verrebbe rimborsato al 100% del suo valore nominale. Ma il rischio è troppo grande e il premio, in ogni caso, non riguarderebbe i sottoscrittori all’atto del collocamento, i quali, invece, semmai riuscissero oggi a rivenderlo a qualcuno, dovrebbero sobbarcarsi di perdite fino al 30% del capitale iniziale.

 

Popolare di Vicenza, 4,5 milioni di multa dall’Antitrust. Clienti costretti a diventare soci per avere mutui agevolati

tratto da Il fattoquotidiano.it

Popolare di Vicenza, 4,5 milioni di multa dall’Antitrust. “Clienti costretti a diventare soci per avere mutui agevolati”

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Costretti a diventare soci per ottenere mutuo agevolato: maximulta da 4,5 milioni per Banca Popolare di Vicenza

COMUNICATO STAMPA

COSTRETTI A DIVENTARE SOCI
PER OTTENERE MUTUO AGEVOLATO:
MAXIMULTA DA 4,5 MILIONI
PER BANCA POPOLARE DI VICENZA

Consumatori costretti nei fatti a diventare soci per ottenere un mutuo agevolato in modo da finanziare le operazioni di aumento di capitale sociale svolte nel 2013 e nel 2014. Una pratica commerciale scorretta per la quale l’Antitrust ha sanzionato per un ammontare di 4 milioni e 500.000 euro Banca Popolare di Vicenza.

Secondo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, la Banca nel periodo 2013-aprile 2015 ha condizionato l’erogazione di finanziamenti a favore dei consumatori all’acquisto da parte degli stessi di proprie azioni od obbligazioni convertibili, al fine di giungere al successo delle citate operazioni di aumento di capitale e raggiungere gli obiettivi ivi prefissati.

In particolare, per ottenere i cc.dd. “mutui soci”, caratterizzati da condizioni economiche agevolate rispetto ai prodotti di mutuo ordinario, i consumatori sono stati condizionati: i) ad acquistare pacchetti minimi di azioni della Banca (pari a n. 100 azioni) e ii) a non vendere tali pacchetti azionari, per continuare a beneficiare delle condizioni economiche agevolate.

Inoltre, contestualmente alla sottoscrizione del “mutuo soci”, i consumatori sono stati anche indotti ad aprire un conto corrente riservato ai soci con la prospettazione della necessità di instaurare presso la Banca un nuovo rapporto di conto corrente ai fini del perfezionamento del mutuo soci e della possibilità di usufruire anche in questo rapporto dei vantaggi della qualifica di soci.

L’Antitrust ha rilevato che le condotte della Banca Popolare di Vicenza hanno limitato considerevolmente la libertà di scelta dei consumatori in relazione ai prodotti di finanziamento, inducendoli ad assumere una decisione commerciale che non avrebbero altrimenti preso: ovvero, la sottoscrizione di titoli della Banca (titoli peraltro difficilmente negoziabili e liquidabili, stante la natura di società non quotata della Banca Popolare di Vicenza, e che nel corso del finanziamento non potevano essere disinvestiti, pena la perdita delle condizioni economiche agevolate previste). L’Antitrust ha, inoltre, accertato che la Banca Popolare di Vicenza, obbligando i consumatori anche all’apertura di un conto corrente soci collegato al mutuo presso la stessa, ha posto in essere una pratica legante mutui-conti correnti vietata dal Codice del Consumo.

Roma, 12 settembre 2016

 

Il decreto che di fatto legittima nuovamente l'anatocismo

Il decreto che di fatto legittima nuovamente l'anatocismo

Sul sito della Banca d’Italia viene ripubblicato il Decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, Presidente del CICR, del 3 agosto 2016, n. 343, che dà attuazione all’articolo 120, secondo comma, del Testo Unico Bancario in materia di produzione di interessi nelle operazioni poste in essere nell’esercizio dell’attività bancaria (cfr. in particolare art. 5, comma 2).

Testo della delibera

 

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