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MUTUI. Procura New York accusa le banche di manipolazione dei mercati

MUTUI. Procura New York accusa le banche di manipolazione dei mercati 

NEW YORK INDAGA SUL DISASTRO SUBPRIME TRA BANCHE E SOCIETÀ DI VALUTAZIONE
PER LA PRIMA VOLTA MESSO SOTTO ACCUSA UN COLOSSO E LA GOLDMAN SACHS
‘NEW YORK TIMES’ HA DI FATTO ACCUSATO LA BANCA DI AVER MANIPOLATO IL MERCATO
TRATTO DA DAGOSPIA

1 - NEW YORK INDAGA SULLE BANCHE…
Marco Valsania per “Il Sole 24 Ore”
Wall Street è stata convocata al cospetto dei magistrati americani per far luce sulla crisi dei mutui: la procura dello Stato di New York, guidata dall'Attorney General Andrew Cuomo, ha spedito a numerose grandi banche d'investimento richieste di consegnare documentazione sulla vendita di titoli del debito legati ai prestiti immobiliari subprime. E tra le società finite nel mirino delle autorità, grandi gruppi già protagonisti, a suon di perdite miliardarie, della débâcle del credito: da Merrill Lynch e Bear Stearns e a Deutsche Bank.
La procura statale, ha rivelato il «Wall Street Journal», vuole far luce anzitutto sui controlli della qualità dei mutui, che venivano poi combinati dando vita a complessi prodotti da promuovere tra gli investitori. Il sospetto è che simili controlli siano stati inadeguati o irregolari: prima del collocamento sul mercato, le società che sottoscrivono i titoli sono tenute ad assicurare l'accuratezza delle informazioni contenute nei prospetti di vendita.
Tra gli aspetti più controversi sono emersi i rapporti delle banche con le società di valutazione del credito, come Standard and Poor's e Moody's Investors Service. L'intreccio di "relazioni pericolose" che l'indagine cercherà di dipanare, più in dettaglio, è quello che collega Wall Street e le sue pratiche di sottoscrizione con società di mutui e aziende incaricate di effettuare due diligence e rating sul debito.
Cuomo, di recente, aveva già fatto capire di voler stringere d'assedio Wall Street: aveva accusato le banche d'investimento di dare la caccia ai mutui, ignorando ragionevoli e dovute cautele per avvantaggiarsi di ghiotte opportunità di business. Il suo intervento minaccia adesso di inaugurare una nuova stagione difficile per l'alta finanza statunitense, sotto accusa ancora una volta per scarsa trasparenza: potrebbe riproporre le aggressive inchieste su Wall Street che negli anni scorsi avevano caratterizzato il predecessore, l'attuale governatore dello stato di New York Eliot Spitzer. Fu Spitzer a stanare, a partire dal 2001, i conflitti d'interesse delle banche d'investimento e il loro ruolo nei crack di colossi quali Enron e WorldCom, costati enormi perdite agli investitori e migliaia di posti di lavoro.
Cuomo, che ha già chiesto documenti anche a colossi dei mutui del calibro di Fannie Mae e Freddie Mac, non è isolato nel voler far luce sulle responsabilità di una crisi le cui ripercussioni si stanno moltiplicando, negli Stati Uniti e su scala internazionale: la Securities and Exchange Commission, l'agenzia federale di supervisione dei mercati mobiliari, ha a sua volta fatto scattare oltre una ventina di inchieste sui cosiddetti mutui subprime, mentre un'alleanza di autorità di regolamentazione locali e nazionali ha puntato i riflettori sulle aziende di rating.
L'allargarsi delle inchieste rischia di allungare nuove ombre sul settore finanziario. Un settore che, scosso dalle perdite, sta anche attraversando gravi crisi di leadership: Merrill Lynch è reduce dal siluramento di Stan O'Neal da amministratore delegato, sostituito dall'ex chief executive del New York Stock Exchange John Thain. Mentre Citigroup, la principale banca americana, è ancora alla ricerca di un successore per la scottante poltrona lasciata vacante Chuck Prince.
La gravità della crisi dei mutui, per i mercati e l'intera economia, ha inoltre ormai costretto l'amministrazione Bush a intervenire. Il Tesoro, sotto la guida del ministro Henry Paulson, e la Casa Bianca si preparano ad annunciare fin da oggi il piano che intende congelare gli interessi su molti mutui subprime: ha preso quota l'idea che il congelamento, negoziato tra governo e settore privato, venga proposto per cinque anni. Il presidente George W. Bush ha in programma per la giornata odierna un discorso sul settore immobiliare.
I mutui interessati dal salvataggio sarebbero anzitutto quelli concessi tra il gennaio 2005 e il luglio del 2007 e che dovrebbero rincarare a partire dall'inizio dell'anno prossimo. Oltre il 30% dei mutui subprime a tassi variabili sono già ora afflitti da ritardi nei pagamenti e secondo alcune stime fino a 775.000 abitazioni in America sono a rischio di pignoramento nel prossimo biennio.
2 - RESA DEI CONTI A WALL STREET…
Mario Platero per “Il Sole 24 Ore”
Meno male che c'è la procura di New York. È stata l'unica fra le autorità di sorveglianza ad aver aperto ieri un'inchiesta sulle banche coinvolte nello scandalo subprime. Merrill Lynch, Bear Stearns, Deutsche Bank e altre sono finite nel mirino per una ragione: l'America non può accettare che sulle istituzioni simbolo della trasparenza del mercato e del capitalismo resti l'ombra della truffa e dell'avventura, della leggerezza.
La dinamica la conosciamo. Persino il Presidente George W. Bush l'ha riassunta molto chiaramente nella sua conferenza stampa di martedì: una volta si andava dalla propria cassa di risparmio, dalla propria banca, quella ti dava il mutuo, se avevi un problema tornavi dal tuo banchiere e, se possibile, cercavi di rinegoziare il prestito. Oggi invece i banchieri «...prendono questi portafogli di mutui, li ammucchiano in nuovi strumenti finanziari e li vendono a qualcun altro, per questo la situazione è più complessa che in passato e ci vuole un po' più di tempo per venirne a capo», ha spiegato Bush.
La situazione non è solo più complessa. Ci sono anche un problema tecnico e un problema morale. Il problema tecnico è che oggi nessuno sa esattamente dove sono collocati certi titoli di credito, "ammucchiati", come ha detto il Presidente, in strumenti rappresentativi di mutui molto diversi fra loro. Per questo, se uno dei mutui va in sofferenza diventa quasi impossibile dare una nuova valutazione del portafoglio nel suo insieme. Per questo oggi il mercato sta pagando con una crisi di liquidità: «Questa volta - ha scritto l'economista Paul Krugman - gli operatori sembrano davvero terrorizzati perché all'improvviso si accorgono di non capire il complesso sistema finanziario che hanno creato».
Non lo hanno capito neppure i ministri finanziari del G-7, che pure, davanti a molti segnali preoccupanti, si voltavano dall'altra parte. Per la prima volta inoltre abbiamo visto l'indice puntato su Goldman Sachs: Ben Stein sul New York Times ha di fatto accusato la banca di aver manipolato il mercato, scommettendo contro i rischi che andavano a collocare sul mercato.
Ci avviciniamo così al problema morale, il più serio: le banche hanno collocato gli strumenti presso investitori privati, piccoli investitori fondi pensione, istituzioni governative. E lo hanno fatto collocandoli spesso con la garanzia di una tripla A, generosamente offerta dalle agenzie per la valutazione del credito. Per gestire questo tipo di operazioni, inoltre, le banche organizzavano dei veicoli finanziari speciali fuori bilancio, creando di fatto una parete impenetrabile per gli azionisti.
Il meccanismo è fin troppo simile a quello usato dalla Enron o da altre aziende protagoniste degli scandali contabili di inizio secolo: allora erano state le stesse banche oggi oggetto dell'inchiesta a creare veicoli finanziari offshore e fuori bilancio per le aziende; i revisori dei conti e gli avvocati chiudevano un occhio e le agenzie per la valutazione del credito si basavano solo sui dati certificati. Il risultato lo conosciamo. Le aziende sono poi fallite, alcuni dei capi sono finiti in prigione e l'intero sistema è stato punito con l'introduzione della Sarbanes-Oxley, una legge fin troppo severa per chi si era comportato bene.
Le banche se la cavarono con una piccola multa, di nuovo grazie alla procura di New York, sotto la guida di Eliot Spitzer. Oggi al posto di Spitzer c'e Andrew Cuomo. Con il recente imbarazzo dell'amministrazione con la rivelazione del controspionaggio secondo cui l'Iran non possiede davvero armi nucleari, con il dollaro a pezzi, con disavanzi gemelli iperbolici, la crisi di credibilità di Wall Street non può passare inosservata. Forse per Natale i grandi banchieri, che si spartiscono un bottino di 38 miliardi di dollari in bonus quando risparmiatori e azionisti si leccano le ferite, avranno anche qualche altra sorpresa, magari un avviso di garanzia.

Dagospia 06 Dicembre 2007

 
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