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Finmek: crack Cirio in versione padovana - intervista a Tiziana Pinaffo

«Crack Cirio in versione padovana»

il Mattino di Padova — 23 settembre 2004   pagina 11   sezione: REGIONE

PADOVA. Nuovi crack all’orizzonte. Casi analoghi a quello della Cirio: obbligazioni scadute e non pagate, aziende in crisi, risparmiatori in trappola, costretti a cercare una rivalsa, citando in giudizio le banche. L’allarme parte da Padova ed è firmato dall’Adusbef, associazione di tutela dei consumatori specializzata nei prodotti finanziari. Il presidente regionale dell’associazione, l’avvocato Fulvio Cavallari, ha affidato due studi tecnico-finanziari all’analista indipendente Tiziana Pinaffo. L’esito dell’indagine è allarmante per i risparmiatori: casi analoghi a quelli dell’azienda di Cragnotti sarebbero prossimi ad esplodere. In almeno due situazioni, protagoniste dei fallimenti sarebbero aziende padovane.

Il caso più clamoroso, al momento, è quello dei bond Cerruti Finance, obbligazione da 200 milioni di euro scaduta lo scorso 26 luglio. Il titolo ad alto rischio e perciò destinato a investitori istituzionali, è stato collocato per il 60-65% tra i risparmiatori. E questi ultimi - circa cinquemila - attenderanno invano di vedersi restituire il capitale investito perché l’azienda - dopo aver offerto un rimborso parziale (40%) dell’investimento ed una conversione della quota restante in azioni della Fin.Part (la holding del marchio d’abbigliamento) - sembra avviata al fallimento. La situazione critica è confermata dal fatto che la stessa Fin.Part il 22 luglio ha saltato il pagamento della cedola in scadenza di un altro bond con scadenza 2005, undici milioni di euro. Ad un’analisi dei suoi bilanci la finanziaria promette di dichiarare fallimento senza riuscire a restituire ai risparmiatori i capitali investiti.
Sentendo puzza di bruciato, qualche investitore nelle ultime settimane è andato a chiedere lumi all’Adusbef. «E noi stiamo raccogliendo le proteste per agire in giudizio contro le banche, che hanno mancato all’obbligo di diligenza previsto dal testo unico di intermediazione finanziaria - spiega il presidente dell’Adusbef Fulvio Cavallari -. La crisi della Cerruti-Fin.Part era ampiamente prevedibile: chi ha collocato quei titoli in molti casi ha ignorato questo aspetto. E non ha messo in chiaro l’altissimo rischio connesso all’investimento».

Una situazione analoga a quella dei bond Cirio, insomma, sia per la natura dello strumento finanziario privo di valutazione del debito (e per questo dev’essere espressamente richiesto), sia perché collocato tra i risparmiatori comuni.
Lo studio non lascia spazio all’ottimismo. «Al 90% la Fin.Part non restituirà il capitale - dice -. Stiamo parlando di una passività di 430 milioni di euro, è difficile immaginare che riescano a pagare».

Nella stessa situazione, ma con un’esposizione di 150 milioni di euro per un bond emesso senza rating e in scadenza a dicembre, si trova anche un’azienda tecnologica di Padova, la Finmek International, in amministrazione controllata da maggio. L’azienda, che ha clienti illustri come Telecom, Wind, Sky e Mediaset, secondo l’Adusbef avrebbe debiti per 700 milioni di euro e lavori non pagati per 200.  

L’altro studio consegnato all’Adusbef riguarda i fondi comuni di investimento e il business delle commissioni che aggravano le perdite dei risparmiatori. Nemmeno i fondi flessibili, che pure dovrebbero lasciare al gestore dei fondi il compito di cogliere le opportunità dei mercati svincolandoli dall’andamento dei mercati precostituiti, riescono a tutelare il capitale investito.
Da qui la domanda dell’Adusbef: come mai qualche comparto riesce a trarre beneficio anche in condizioni di recessione mentre i risparmiatori non riescono ad ottenere che venga tutelato almeno il loro capitale? Una di quelle domande che contengono già la risposta. - Cristiano Cadoni

Dott.ssa Tiziana Pinaffo

 
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