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Il decreto anticrisi aggiusta l'errore delle banche sulla commissione di massimo scoperto

freccetta Il decreto anticrisi aggiusta l'errore delle banche sulla commissione di massimo scoperto solo per il futuro: per il passato si agisca in sede giudiziale chiedendone la restituzione


Una recente sentenza della Cassazione Civile Sez. I, n.870 del 18/01/2006 ha finalmente dato una corretta definizione della commissione di massimo scoperto, definendola come la remunerazione accordata alla banca per la messa a disposizione dei fondi a favore del correntista indipendentemente dall’effettivo prelevamento della somma.
Anche la migliore dottrina ha da sempre sostenuto che la commissione ha carattere di corrispettivo dell’obbligo della banca di tenere a disposizione del cliente una determinata somma per un tempo determinato.
Da ciò discende che essa va calcolata o sull’intera somma messa a disposizione dalla banca ovvero sulla somma rimasta disponibile ad un dato momento e non utilizzata dal cliente.
E’ evidente invece che questa “commissione” viene calcolata proporzionalmente all’utilizzo del fido in modo analogo, ma non identico, al calcolo degli interessi; essa è comunque legata non alla disponibilità, ma all’utilizzo delle somme.

Eppure la commissione massimo scoperto non potrebbe essere considerata come un interesse o un accessorio dell’interesse, in quanto se l’interesse compensativo è, come enuncia l’art.820 C.C.. 3°c., il corrispettivo del godimento del denaro altrui, esso non può che far riferimento giorno per giorno (art.821, 3° c, C.C.) al capitale effettivamente prestato dalla banca al cliente.

Dunque detta clausola è da considerarsi nulla (Trib. Milano sent. 4/7/2000; Trib. Lecce sent. 22/02/2005) nella sua impostazione anatocistica, oltre che nulla per mancanza di causa, atteso che in pratica si sostanzia in un ulteriore e non pattuito addebito di interessi corrispettivi rispetto a quelli convenzionalmente pattuiti.

Tale commissione, calcolata sulla punta massima di scoperto utilizzato, quindi, non coincide per nulla con la definizione legittima di commissione massimo scoperto e perciò, se non espressamente pattuita nel contratto nella sua formulazione di calcolo effettiva, essa non è dovuta e a nulla valgono i richiami alle norme bancarie uniformi e le istruzioni della banca d’Italia (Corte d’appello di Lecce 22/10/2001 – Trib. Lecce sent.422 del 06/03/2006).

La prevista abrogazione della commissione massimo scoperto, prevista dall’art.33 del d.l. governativo sulle liberalizzazioni, ed oggi definitivamente "aggiustata" dal recente decreto anticrisi  che la sostituisce con una commissione avente una reale base giuridica, non fa che rafforzare quanto sopra esposto.

L’applicazione della commissione di massimo scoperto calcolata in rapporto diretto all’indebitamento, ma esclusa artificiosamente dal calcolo del T.E.G. nel suo rapporto diretto, concretizza un esempio di “due pesi e due misure” che porta al facile aggiramento della L.108/96 semplicemente aumentando la commissione di massimo scoperto anziché il tasso debitore, per arrivare in concreto ad applicare interessi ultralegali.

Il calcolo del tasso effettivamente applicato dalla banca, da raffrontare ai tassi soglia, deve comprendere interessi, commissione di massimo scoperto e spese collegate, in un unico rapporto rispetto ai numeri bancari, e non separatamente e percentualmente rispetto all’accordato come pretenderebbe la circolare della banca d’Italia.

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Tassi limite massimo scoperto
www.studiocavallari.it

 
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