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La mediazione obbligatoria in materia di contratti bancari

LA MEDIAZIONE OBBLIGATORIA IN MATERIA DI CONTRATTI BANCARI
di VALERIO SANGIOVANNI ([1])

 SOMMARIO: 1. L’obbligo di mediazione in generale. – 2. Le materie oggetto di mediazione obbligatoria e le mediazioni speciali. - 3. I contratti bancari in generale. - 4. Conti correnti, mutui e strumenti di pagamento. – 5. La deliberazione CICR e la mediazione speciale in materia bancaria. – 6. Le caratteristiche e la natura della decisione dell’arbitro bancario finanziario.

 

1. L’OBBLIGO DI MEDIAZIONE IN GENERALE

Come è noto, il d.lgs. n. 28/2010 istituisce un procedimento obbligatorio di mediazione: chi intende esercitare un’azione in giudizio in certe aree del diritto deve necessariamente prima esperire un tentativo di conciliazione[2].

L’iniziativa del legislatore italiano trova il suo fondamento nella normativa comunitaria: la Comunità Europea ha difatti adottato, nel 2008, una direttiva concernente la mediazione[3]. Tale direttiva, a dire il vero, non prevede affatto l’obbligatorietà della mediazione. L’art. 5, par. 1, direttiva n. 52/2008 stabilisce una mera facoltà in capo al giudice di dare corso a un tentativo di conciliazione: l’organo giurisdizionale investito di una causa può, se lo ritiene appropriato e tenuto conto di tutte le circostanze del caso, invitare le parti a ricorrere alla mediazione allo scopo di dirimere la controversia. Il tentativo di conciliazione è facoltativo e, soprattutto, presuppone che una causa sia già stata instaurata.

Completamente diverso è l’approccio che è stato seguito dal nostro legislatore, il quale ha previsto – in certe materie – l’obbligatorietà della preventiva mediazione, il cui esperimento costituisce condizione di procedibilità dell’azione in giudizio. Il legislatore italiano è andato dunque al di là di quanto impone il diritto comunitario. Tale iniziativa legislativa risulta peraltro coperta da legittimazione comunitaria, in quanto la direttiva lascia impregiudicata la legislazione nazionale che rende il ricorso alla mediazione obbligatorio oppure soggetto a incentivi o sanzioni, sia prima che dopo l’inizio del procedimento giudiziario, purché tale legislazione non impedisca alle parti di esercitare il diritto di accesso al sistema giudiziario (art. 5, par. 2, dir. n. 52/2008).

Nel disciplinare in questo modo la mediazione, l’intento principale del legislatore è quello di “deflazionare” la giustizia statale. Tutte le volte che la conciliazione riesce si evita l’avvio di un processo, eliminando così i costi e i tempi che esso comporta. Procedimenti di mediazione efficienti beneficiano ovviamente anche le parti in causa, realizzando una risoluzione delle controversie veloce e poco costosa. Nei casi in cui il mediatore recepisce un accordo intercorso fra le parti (ciò non avviene nelle procedure di tipo decisorio), è probabile che tale pattuizione sia poi rispettata dalle parti. Quando un sistema alternativo di risoluzione delle controversie di tipo decisorio è a regime e ben funzionante, vi è un controllo – preventivo rispetto al processo – sulla corretta applicazione della normativa. Ciò incentiva i soggetti interessati al rispetto delle regole vigenti[4].

 
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