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Anomalie nei contratti di leasing e recupero di costi illegittimamente pagati

Anomalie nei contratti di leasing e recupero di costi illegittimamente pagati

Una Ordinanza del 5 maggio scorso emessa dal Tribunale di Udine rappresenta un importate esempio di successo nella contestazione di un contratto di leasing, laddove il Giudice ha sospeso l’esecutività di un decreto ingiuntivo di Euro 122.000 a vantaggio di un’impresa italiana.

L’Ordinanza, che commentiamo nel seguito, conferma le argomentazioni finora sviluppate , attraverso le analisi quantitative contenute nella Relazione Tecnica, in merito all’illegittimità di alcune clausole comunemente presenti all’interno dei contratti di leasing.

In particolare, i contratti di leasing:

contengono clausole usurarie soprattutto con riferimento al tasso di mora; prevedono il pagamento di un tasso generalmente maggiore rispetto a quello contrattualmente pattuito;

sono indicizzati attraverso formule finanziarie poco chiare e/o indeterminate; spesso contengono strumenti derivati nascosti nel contratto, che legano i pagamenti anche a tassi di cambio.

Nell’Ordinanza del Tribunale di Udine, il Giudice ha rilevato l’indeterminatezza dell’ammontare del credito vantato dalla società di leasing e, per tale ragione, ha sospeso il decreto ingiuntivo pronunciandosi così a favore del cliente.

Detta indeterminatezza del credito parrebbe essere collegata all’inapplicabilità della cosiddetta “clausola rischio cambio” presente nel contratto di leasing, che configurerebbe un derivato implicito nella forma di currency swap, inserito nel contratto all'insaputa del cliente (si parla in questi casi di embedded derivatives).

La questione sottesa all’Ordinanza in commento è, in realtà, ben nota nell’ambito dei derivati impliciti nei contratti di finanziamento.
Infatti spesso si rileva nei leasing la presenza di opzioni floor (significa letteralmente "pavimento") che, limitando le fluttuazioni al ribasso del tasso variabile cui è indicizzato il finanziamento, consentono alle banche di garantirsi un guadagno minimo di importo spesso rilevante.
In altri termini, il cliente non può avvantaggiarsi del ribasso del tasso Euribor in quanto, con questa clausola, dovrà comunque pagare all’intermediario un tasso di interesse “floor” molto più elevato del tasso corrente di mercato.

Un caso analogo si è verificato recentemente con la società emiliana MDM Clima, la quale ha stipulato nel 2008 un contratto di leasing immobiliare con Banca Agrileasing (adesso Iccrea Banca Impresa) del valore di 596,367,36 euro.
I canoni sono stati indicizzati semestralmente alla media mensile dell’Euribor 3 mesi, con un “floor” per il quale è previsto che il tasso non possa scendere al di sotto del 4,41%.
La società di leasing, inoltre, si è fatta promettere interessi di mora – quelli dovuti dal cliente in caso di eventuale ritardo nel pagamento dei canoni – ad un tasso di 8 punti in più dell’Euribor (all’epoca del 4,09%), salvo prevedere la clausola di salvaguardia.
Soltanto il floor avrebbe provocato negli ultimi sei anni un maggiore esborso di circa Euro 59.000, garantendo all’intermediario di guadagnare un minimo del 4,41% anche in caso di diminuzione dell’Euribor.
E’ quindi opportuno effettuare un’approfondita analisi dei contratti di leasing per individuare la presenza di possibili clausole illegittime e svantaggiose per il cliente, per le quali è possibile reclamare all’intermediario la restituzione degli interessi e dei costi indebitamente pagati.

 
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