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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-01372

Agenzie di rating e scandali finanziari

segnalazione del Presidente Nazionale Adusbef Elio Lannutti

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-01372


Atto n. 3-01372 (con carattere d'urgenza)

Pubblicato il 30 ottobre 2014, nella seduta n. 344

GIARRUSSO , AIROLA , BLUNDO , BOTTICI , BUCCARELLA , BULGARELLI , CASTALDI , CATALFO , CIAMPOLILLO , CIOFFI , CRIMI , DONNO , ENDRIZZI , FATTORI , FUCKSIA , GAETTI , GIROTTO , LEZZI , LUCIDI , MANGILI , MARTELLI , MARTON , MOLINARI , MONTEVECCHI , MORONESE , NUGNES , PAGLINI , PETROCELLI , PUGLIA , SANTANGELO , SCIBONA , SERRA , SIMEONI , TAVERNA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze. -

Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

le agenzie di rating, pagate dai committenti e non dagli investitori, sono portatrici a giudizio degli interroganti di un conflitto di interessi che ha mostrato tutta la sua evidenza negli scandali finanziari mondiali quali Enron, WorldCom, Parmalat, i mutui subprime, Lehman Brothers che, certificati come prodotti finanziari di massima affidabilità spacciati sui mercati globalizzati, hanno poi generato la crisi sistemica. Le agenzie di rating sotto processo presso la Procura di Trani, oltre ad aver perso la loro credibilità, stanno diventando sempre più "azzeccagarbugli", che talvolta influenzano i mercati al contrario procurando effetti boomerang sui debiti sovrani e sui mercati azionari ed obbligazionari;

Mario Draghi, presidente della Bce (Banca centrale europea), interrogato dal pubblico ministero di Trani, Michele Ruggiero, il 24 gennaio 2011 nell'ambito dell'inchiesta penale che vede Fitch e Standard & Poor's rinviate a giudizio, nel processo che inizierà il 4 febbraio 2015, ha affermato che: "Le agenzie ormai sono screditate (...) bisogna fare a meno delle agenzie di rating: sono altamente carenti e discreditate (...)";

il pubblico ministero di Trani a metà luglio 2014 ha chiuso l'indagine su Moody's (nata dagli esposti presentati dall'Adusbef - associazione difesa utenti servizi bancari finanziari postali assicurativi e dal senatore Elio Lannutti di Italia dei Valori) accusando il vice presidente, Ross Abercromby, e il direttore finanziario, Johannes Wassemberg, di aggiotaggio e manipolazione del mercato;

in data 24 gennaio 2011 Mario Draghi viene quindi ascoltato, come persona informata sui fatti, dal suddetto pubblico ministero pugliese nell'ambito della inchiesta sui report dell'agenzia Moody's. Draghi, in quella testimonianza esordisce: "Sono governatore della banca d'Italia e presidente del Financial Stability Board". Il pubblico ministero gli chiede di spiegare se è d'accordo con la valutazione di Moody's che il 6 maggio 2010 riferisce di "(...) contagio del debito sovrano al sistema bancario italiano". Draghi quindi conferma le dichiarazioni già rilasciate all'epoca dei fatti secondo cui: "Il sistema bancario italiano è robusto, il deficit di parte corrente è basso, tutto ciò rende il caso dell'Italia diverso da quello di altri paesi". Il pubblico ministero a questo punto chiede se, in seguito al report, vi sia stato "un danno al Paese". "È difficile dirlo", risponde Draghi, "perché ci possono essere delle forti variazioni di Borsa che però, dopo due giorni, tornano su di nuovo, quindi parlare di danni al Paese è complicato (…). Direi che sarebbe esagerato parlare di un danno al sistema globale del Paese, proprio per il ragionamento che facevamo prima, insomma il Paese è forte (...). Sicuramente ci sono stati forti movimenti che hanno avvantaggiato alcuni e danneggiato altri, questo è certo (...)". Inoltre Draghi ha aggiunto: "Per quale motivo noi abbiamo interesse a che le dichiarazioni di mercato siano veritiere e puntuali? A parte i profili etici, perché dichiarazioni frequenti, contraddittorie, parzialmente corrette, parzialmente scorrette, disorientano i mercati e aumentano la volatilità dei prezzi dei titoli. Allora questo, di per sé, è un danno". E poco dopo, nella testimonianza di Draghi, arriva la inappellabile bocciatura delle agenzie di rating:"Allora, primo: la reputazione delle agenzie di rating è stata completamente discreditata dall'esperienza del 2007-2008 e qui potremmo parlarne per tanto tempo, anche perché questa è una delle cose, come presidente del Financial Stability Board, che abbiamo affrontato fin dall'inizio e una delle indicazioni del Fsb è trovare il modo per cui sia gli investitori e sia i regolatori potranno fare a meno, comunque potranno avere meno bisogno delle agenzie di rating e dei loro giudizi (…). La gente continua a usare questi rating perché non ha niente di meglio, purtroppo sono altamente carenti, qui bisogna trovare un modo per farne a meno, o farne meno uso" ("il Fatto Quotidiano" del 2 agosto 2012);

considerato che, a quanto risulta agli interroganti:

nell'udienza del 28 ottobre 2014 alla Procura di Trani le agenzie di rating Fitch e Standard & Poor's, che non si rassegnavano ad essere processate a Trani, dopo vani tentativi di far trasferire il processo in "lidi" più sicuri, affronteranno il processo davanti al giudice dell'udienza preliminare, Angela Schiralli, che aveva respinto ulteriori pretestuose eccezioni, dopo quella già rigettata sulla competenza territoriale presentata dai difensori dei 6 imputati nell'udienza preliminare all'agenzia di rating Standard & Poor's, accusata di manipolazione del mercato;

la notizia di questi giorni della richiesta di rinvio a giudizio per i dirigenti di Standard & Poor's da parte della Procura della Repubblica di Trani (pubblico ministero Michele Ruggiero, giudice dell'udienza preliminare Angela Schiralli), a seguito delle denunce dell'Adusbef e del vice presidente avvocato Antonio Tanza (parti civili nel processo), costituisce una tappa storica sul potere smisurato delle agenzie di rating con banche d'affari e banchieri centrali che dominano il sistema nonché un monito all'Unione europea, a parere degli interroganti paralizzata e ricattata dalle lobby bancarie e finanziarie, che non ha inteso regolamentare le attività di società private che emettono giudizi sull'affidabilità degli Stati sovrani. La stessa Unione europea che ad oggi vediamo sovrastata da una "piccola procura di provincia", che ha prodotto più risultati degli Stati sovrani e della UE nel ridimensionarne la loro "prezzolata" velleità; fatto che non era mai accaduto prima nell'intero mondo globalizzato;

gli imputati sono accusati dalla Procura di Trani, supportata dall'eccellente lavoro della Guardia di finanza, di manipolazione del mercato aggravata dalla "rilevante offensività" (perché il reato è commesso ai danni dello Stato sovrano italiano) e dalla rilevantissima gravità del danno patrimoniale provocato, quantificato dalla Procura della Corte dei conti in almeno 120 miliardi di euro;

sono stati rinviati a giudizio Deven Sharma, presidente mondiale di S&P Financial Service dal 2007 al 23 agosto 2011; Yann Le Pallec, responsabile per l'Europa-Londra, e gli analisti del debito sovrano Eileen Zhang, Franklin Crawford Gill e Moritz Kraemer. Al sesto imputato, David Pearce, legale rappresentante di S&P-Londra, viene contestata la responsabilità amministrativa della società. manager e analisti di S&P sono accusati di aver fornito "intenzionalmente" ai mercati finanziari (tra maggio 2011 e gennaio 2012) quattro report contenenti informazioni tendenziose e distorte sull'affidabilità creditizia italiana e sulle iniziative di risanamento e di rilancio economico adottate dal Governo italiano, per disincentivare, secondo l'accusa, l'acquisto di titoli del debito pubblico italiano e deprezzarne, così, il valore. L'ultimo report sotto accusa è quello con cui S&P, il 13 gennaio 2012, decretò il declassamento del rating dell'Italia di due gradini (da A a BBB);

per Fitch sono imputati David Michael Willmoth Riley, capo rating sovrano della sede di Londra e il responsabile legale Trevor Pitman, per la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, accusati di aver rilanciato, dal 10 al 18 gennaio 2012, "indebiti annunci preventivi di imminente declassamento" dell'Italia, mai decretato ufficialmente dall'agenzia Fitch fino al 27 gennaio 2012, così divulgando a mercati aperti informazioni che dovevano restare riservate, concretamente idonee a provocare una sensibile alterazione del prezzo degli strumenti finanziari. Sempre per Fitch viene ipotizzato anche l'abuso di "prestazione d'opera" essendo l'agenzia legata al Ministero dell'economia e delle finanze in forza di un contratto di fornitura del servizio pubblico di rating in relazione alle emissioni di titoli di debito della Repubblica italiana;

Bankitalia partecipa all'udienza come persona offesa, ma per ora ha deciso di non costituirsi parte civile (costituzione che comunque potrà essere avanzata all'inizio del dibattimento), mentre Consob (Commissione nazionale per le società e la borsa) risulta assente;

considerato infine che, a parere degli interroganti:

le condotte della Banca d'Italia, che finora non si è costituita parte civile, probabilmente modificate di recente rispetto alle posizioni di piena e totale collaborazione assunta dall'ex governatore Mario Draghi ed attuale presidente Bce, appaiono censurabili per l'evidente, plateale presa di distanza dall'encomiabile lavoro dei magistrati e della Guardia di finanza, nella delicata indagine sui colossi mondiali del rating, che vedono tra i loro azionisti le più importanti ed influenti banche di affari,

si chiede di sapere:

se risponda al vero che, nonostante le agenzie di rating fossero indagate dalla Procura della Repubblica di Trani, con la successiva richiesta di rinvio a giudizio nel processo che inizierà il 4 febbraio 2015, dirigenti del Ministero dell'economia e delle finanze, abbiano rinnovato il contratto che lega Fitch al Ministero stesso per la fornitura di rating in relazione alle emissioni di titoli di debito della Repubblica italiana, e se tale recente rinnovo non possa condizionare il procedimento giudiziario in corso;

se risulti al Governo che la Consob, guidata dal presidente Giuseppe Vegas, viceministro pro tempore dell'economia del Governo Berlusconi, e da Gaetano Caputi, ex dirigente del Ministero dell'economia e delle finanze, non abbia inteso partecipare ad una indagine giudiziaria e ad un procedimento penale, che vede come parti lese i risparmiatori e lo Stato, che possono aver subito danni dalle condotte delle agenzie di rating, quantificate in 120 miliardi di euro dalla Corte dei conti;

se non ritenga che l'assenza di Consob, Bankitalia e Ministero dell'economia e delle finanze, nella costituzione di parte civile al processo non sia l'ennesima occasione persa per rimarcare l'autorevolezza perduta e l'equidistanza da "cricche" finanziarie mondiali, che, a parere degli interroganti, hanno disseminato disastri e macerie economiche sull'economia globalizzata, distruggendo oltre 30 milioni di posti di lavoro dall'inizio della crisi dei sub-prime;

quali misure urgenti intenda attivare sia per l'immediata risoluzione del contratto che lega Fitch al Ministero dell'economia e delle finanze per la fornitura di rating in relazione alle emissioni di titoli di debito della Repubblica italiana appena rinnovato, a parere degli interroganti probabilmente con la velleitaria finalità di far archiviare l'indagine su Fitch, che per individuare e destituire dai loro incarichi i dirigenti del Tesoro responsabili per aver abusato del loro ruolo continuando i rapporti con l'Agenzia, nonostante fosse sospettata di aver alterato il prezzo degli strumenti finanziari e l'evidente abuso di prestazione d'opera;

se non ritenga che la decisione della Procura di Trani di rinviare a giudizio i dirigenti di Standard & Poor's e Fitch non possa configurarsi come un monito per la stessa Unione europea.

 

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