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E' in usura il conto affidato, che cumulando interessi e spese supera il tasso soglia

bancheUn 'imprenditore ottiene dal tribunale una forte riduzione della propria esposizione debitoria. E' in usura il il conto affidato, che cumulando interessi e spese supera il tasso soglia
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Popolare di Vicenza, il pm: «Chi si sente truffato si faccia avanti»

Popolare di Vicenza, il pm: «Chi si sente truffato si faccia avanti»

Il procuratore di Udine, De Nicolo, non esclude la possibilità di ulteriori denunce da parte di chi ha perso i propri risparmi di Luana de Francisco

07 gennaio 2016

procura repubblica

UDINE. «Le indagini sono partite da poco e non è escluso che altre persone che ritengono di essere state truffate e che oggi (ieri, ndr) hanno letto il Messaggero Veneto decidano di farsi avanti. Noi siamo qua».

Più che una previsione, l’affermazione pronunciata dal procuratore capo di Udine, Antonio De Nicolo, nel giorno della notizia dell’avvio di un’inchiesta sullo scandalo della Banca popolare di Vicenza suona come un appello.

Un invito a tutti i risparmiatori friulani che, da un giorno all’altro, si sono scoperti più poveri, a valutare le circostanze della propria debacle creditizia e a ragionare sull’opportunità di sporgere a loro volta denuncia.

A mettere in moto la macchina giudiziaria, del resto, erano stati proprio gli esposti presentati lo scorso ottobre da due clienti della filiale di via Cavour della BpVi, dopo che le azioni che avevano acquistato su proposta dei rispettivi funzionari “di fiducia” erano state a tal punto svalutate - a bella posta, come attesta la famosa assemblea dei soci con la quale, l’11 aprile 2015, si deliberò l’abbattimento dell’ultimo valore unitario delle azioni da 62,50 a 48 euro -, da trasformarle in carta straccia o poco più.

Il che, tuttavia, non significa affatto che lo schema si sia ripetuto tale e quale per tutti i risparmiatori che hanno deciso di investire i propri denari nell’istituto dell’allora presidente Zonin.

«Ogni storia è a sè – precisa De Nicolo – e il lavoro investigativo, in questa prima fase, punta proprio ad accertare se, in ciascun caso che ci è stato e ci verrà sottoposto, vi siano gli estremi per configurare l’ipotesi di reato della truffa. Qualora questo si rivelasse vero, andrebbero ad aggiungersi alle denunce già confluite nel fascicolo assegnato a un unico magistrato».

E cioè alla pm Elisa Calligaris, che coordina l’inchiesta e che per gli accertamenti si avvale dell’attività della sezione di Polizia giudiziaria della Guardia di finanza della Procura.

Il vaglio delle denunce presuppone anche l’audizione dei denuncianti. «Persone che, a un primo esame – continua il procuratore –, pare non avessero una grande esperienza in materia di investimenti. Li sentiremo uno per uno anche perchè questo ci consentirà di mettere a fuoco i meccanismi con cui ciascuno di loro è stato convinto a effettuare le operazioni di volta in volta consigliate. Meccanismi – aggiunge – che a una prima valutazione appaiono diversificati e che prevedevano la compilazione di moduli di cui è in corso l’acquisizione».

L’obiettivo, va da sè, è anche e soprattutto l’individuazione dei responsabili. Ossia di chi ha convinto i risparmiatori a sottoscrivere operazioni rivelatesi poi non soltanto infruttuose, ma quasi sempre dannose. «Si tratta di capire – spiega De Nicolo – se i dirigenti locali abbiano agito singolarmente, oppure in sintonia con i vertici della banca. Se, in altre parole, fossero consapevoli o meno della gestione truffaldina degli investimenti».

Di più, al momento, non si può nè si deve dire - il fascicolo, a quanto appreso, vede già iscritti i nomi dei primi indagati -, anche perchè il lavoro è ancora alle battute iniziali e il proseguo degli accertamenti potrebbe portare a una rimodulazione delle contestazioni.

Considerati il crescente numero di situazioni analoghe e, quindi, la presenza di una ripetitività del reato, nel tirare le somme la Procura potrebbe anche formulare un’ipotesi di associazione a delinquere.

Quanto a un possibile problema di competenza territoriale – il filone principale dell’inchiesta sulla BpVi

e sulle ipotesi di aggiottaggio e ostacolo delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza è seguito dalla Procura di Vicenza –, De Nicolo ritiene ragionevole supporre che le indagini preliminari sulle presunte truffe restino comunque in capo a Udine.

 

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