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Le polizze linked come prodotti finanziari e la forma scritta del contratto

Le polizze linked come prodotti finanziari e la forma scritta del contratto

di Valerio Sangiovanni

La sentenza del Giudice di pace di Palermo merita di essere commentata in quanto è una delle prime in assoluto che si occupa del requisito di forma scritta del contratto di assicurazione nel contesto delle polizze linked. La polizza viene anzitutto qualificata come contratto d’intermediazione finanziaria da parte del’autorità giudiziaria, con conseguente applicazione delle disposizioni del t.u.f. Dal momento che il t.u.f. prescrive la forma scritta a pena di nullità, il contratto di cui manca un testo scritto debitamente sottoscritto viene reputato nullo e privo di effetti. La sentenza è l’occasione per riflettere su un tema sostanzialmente inedito: il confronto e il rapporto fra il requisito di forma prescritto per il contratto di assicurazione (ad probationem) e quello prescritto per il contratto di intermediazione finanziaria (ad substantiam). Si riproduce per gentile concessione dell’autore Valerio Sangiovanni e dell’editore Ipsoa Wolters Kluwer

 

 

Le polizze linked come prodotti finanziari e la forma scritta del contratto

 GIUDICE DI PACE DI PALERMO, 25 gennaio 2012 - Giud. Cosentino - Tizia c. Assicurazione Beta s.p.a.

Quando le future prestazioni dell’impresa assicurativa sono direttamente collegate al valore di certi strumenti finanziari e non vi è la garanzia di restituzione del capitale originariamente investito, le polizze linked rivestono la natura di prodotto finanziario, dovendosi osservare le prescrizioni del t.u.f., con l’ulteriore conseguenza che - in assenza di forma scritta - il contratto è nullo e privo di effetti, obbligando le parti alle restituzioni.

ORIENTAMENTI GIURISPRUDENZIALI

Conforme Trib. Ferrara, 27 giugno 2011, in Assicurazioni, 2011, 761 ss., con nota di Riva.

Difforme Non sono stati rinvenuti precedenti in termini.

c.d. index o unit linked sono vere e proprie forme assicurative solo quando garantiscono la restituzione del capitale; quando invece, come nella fattispecie in esame, il rimborso è subordinato all’andamento del titolo, rientrano pienamente nella previsione della lett. u dell’art. 1 comma 1 t.u.f., con conseguente necessità di sottoporre la fattispecie in esame alla normativa relativa alla intermediazione finanziaria posto che al contratto a causa mista va applicata la disciplina del negozio prevalente: sono pertanto sottoposte alle disposizioni in materia, fra le quali l’art. 23 t.u.f., che impone la stipulazione per iscritto del contratto generale d’investimento. Non può trovare accoglimento l’eccezione sollevata dalla parte convenuta e cioè che solo a seguito dell’emanazione del d.lgs. n. 303/2006, entrato in vigore dopo la stipulazione del contratto per cui è causa, il legislatore, con l’aggiunta all’art. 1 comma 1 t.u.f. della lett. w-bis, ha contemplato espressamente i prodotti finanziari emessi da imprese di assicurazioni nell’ambito della disciplina dell’intermediazione finanziaria e che, pertanto, non troverebbe applicazione nel caso in esame. Anche la polizza “index linked” oggetto di causa non può che appartenere “ad ogni altra forma di investimento di natura finanziaria”, atteso che, come sopra rilevato, il suo contenuto è in massima parte sganciato da quello di una comune polizza di assicurazione sulla vita e ha natura finanziaria. Ritenuto che la convenuta non ha provato l’avvenuto adempimento delle specifiche obbligazioni poste a suo carico e di avere agito con la specifica diligenza richiesta. Ritenuto che non può invocarsi la sottoscrizione dell’attrice in calce alla proposta di polizza di assicurazione vita 2508550, che trovasi in un foglio separato dal restante testo contrattuale, su un testo prestampato e in alcun modo collegato con la restante scrittura, che è stata prodotta dalla convenuta mancante di qualsiasi sottoscrizione dell’attrice e senza fornire la prova del suo collegamento con la descritta proposta, lasciando priva di forma scritta la manifestazione del consenso relativa a tutto il restante testo contrattuale che contiene le previsioni essenziali dell’accordo. Alla luce della mancata sottoscrizione da parte dell’attrice di un contratto quadro ai sensi dell’art. 23 t.u.f. e dell’art. 30 reg. Consob n. 11522/1998 l’operazione negoziale è nulla e la compagnia … convenuta, in persona del suo legale rappresentante pro tempore, è tenuta a restituire all’attrice la somma di euro 2.885,76 pari alla differenza fra l’importo versato da essa attrice e quello alla stessa restituito, oltre interessi legali dalla domanda e fino all’effettivo soddisfo. Non pare dovuta la rivalutazione monetaria in quanto non è provato che l’attrice abbia subito un danno maggiore rispetto a quello già coperto dalla corresponsione degli interessi legali. Le spese processuali seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo. P. Q. M. il Giudice di pace, definitivamente pronunciando, reiectis adversis, accoglie la domanda attrice, dichiara la nullità dell’operazione intervenuta fra l’attrice e la … Per l’effetto condanna … in persona del suo rappresentante legale pro tempore al pagamento in favore dell’attrice della somma di euro 2.885,76 pari alla differenza tra l’importo versato da essa attrice e quello alla stessa restituito. (Omissis)


IL COMMENTO

di Valerio Sangiovanni

La sentenza del Giudice di pace di Palermo merita di essere commentata in quanto è una delle prime in assoluto che si occupa del requisito di forma scritta del contratto di assicurazione nel contesto delle polizze linked. La polizza viene anzitutto qualificata come contratto d’intermediazione finanziaria da parte del’autorità giudiziaria, con conseguente applicazione delle disposizioni del t.u.f. Dal momento che il t.u.f. prescrive la forma scritta a pena di nullità, il contratto di cui manca un testo scritto debitamente sottoscritto viene reputato nullo e privo di effetti. La sentenza è l’occasione per riflettere su un tema sostanzialmente inedito: il confronto e il rapporto fra il requisito di forma prescritto per il contratto di assicurazione (ad probationem) e quello prescritto per il contratto di intermediazione finanziaria (ad substantiam).

Osservazioni introduttive

La decisione del Giudice di pace di Palermo in commento si inserisce in un filone giurisprudenziale, sorto peraltro solo piuttosto recentemente, in materia di polizze vita linked (1). La presenza di un numero piuttosto elevato di controversie è riconducibile al fallimento di alcuni emittenti nei titoli dei quali i premi assicurativi erano stati investiti. Il caso più eclatante è quello della Lehman Brothers (2). Il grosso delle controversie aventi a oggetto le polizze linked concerne l’invalidità (o l’inefficacia) della clausola che trasferisce il rischio d’insolvenza sul’assicurato (3). Nel caso di specie, tuttavia, la materia trattata dal Giudice di pace di Palermo è diversa e riguarda la riqualificazione del contratto di assicurazione come contratto d’intermediazione finanziaria (4). Tale riqualificazione porta con sé conseguenze gravose: i prodotti finanziari sono difatti assoggettati al t.u.f. e il loro collocamento rappresenta prestazione di un servizio d’investimento. Ne deriva che chi vende tali prodotti deve osservare il requisito di forma scritta del contratto (nonché rispettare le norme di comportamento degli intermediari finanziari) (5). La sentenza del Giudice di pace di Palermo merita di essere commentata in quanto rappresenta uno dei pochi precedenti in materia (6). Sempre in via introduttiva giova segnalare che la materia delle polizze linked è stata recentemente riformata sia a livello legislativo sia a livello regola- mentare. Il Giudice di pace di Palermo ha tuttavia applicato la normativa previgente, trattandosi di polizza stipulata nel 2000. In questa nota, volendo mantenere attinenza al decisum, ci occuperemo solo della disciplina previgente. Si tratta però di materia di rilevanza pratica, considerate le numerose controversie in corso sulla base delle polizze stipulate prima delle recenti riforme.

 

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