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Si può ancora agire contro le banche per anatocismo - applicazione di interessi su interessi

Corte Costituzionale: si può ancora agire contro le Banche per anatocismo 
sentenza 78/2012

La prescrizione decorre dalla data di chiusura del conto. I correntisti vedono riconsciuti i loro diritti 

Si riaprono i giochi sull'anatocismo - applicazione di interessi su interessi

La Corte costituzionale il 02 Aprile 2012 ha bocciato la norma del passato decreto " mille proroghe " che aveva tagliato drasticamente i tempi per presentare ricorso. Per effetto della sentenza (Corte cosituzionale, sentenza 78-2012 .pdf), adesso, i clienti delle banche che negli anni '90 ritengono di avere subìto un danno per l'addebito di interessi non dovuti potranno fare valere le proprie ragioni

Vittoria Adusbef contro le Banche in materia di anatocismo: la Corte Costituzionale boccia la norma salva banche che aveva tagliato i termini per il ricorso. I clienti delle banche che si ritengono danneggiati anche negli anni 90, per interessi non dovuti causati da illecita capitalizzazione degli interessi ( interessi su interessi ), potranno far valere i propri diritti nonostante le leggine politico lobbistiche.

Secondo la Corte viola lart.3 della Costituzione larticolo 2, comma 61, del Dl Milleproroghe 225 del 2010 che così recitava: in ordine alle operazioni bancarie regolate in conto corrente larticolo 2935 del Codice Civile si interpreta nel senso che la prescrizione relativa ai diritti nascenti dallannotazione in conto inizia a decorrere dal giorno dellannotazione stessa. In ogni caso non si fa luogo alla restituzione di importi già versati alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Le motivazioni così recitano l'efficacia retroattiva della deroga rende asimmetrico il rapporto contrattuale di conto corrente perché, retrodatando il decorso del termine di prescrizione, finisce per ridurre irragionevolmente l'arco temporale disponibile per l'esercizio dei diritti nascenti dal rapporto stesso, in particolare pregiudicando la posizione giuridica dei correntisti che, nel contesto giuridico anteriore all'entrata in vigore della norma denunziata, abbiano avviato azioni dirette a ripetere somme ai medesimi illegittimamente addebitate». Si viola così «l'art. 3 Cost., perché la norma censurata, facendo retroagire la disciplina in esso prevista, non rispetta i principi generali di eguaglianza e ragionevolezza (sentenza n. 209 del 2010)

Inoltre, la norma contrasta anche con l'articolo 117 «nella parte in cui impone la conformazione della legislazione interna ai vincoli derivanti dagli obblighi internazionali». La Convenzione europea e le indicazioni della Corte europea dei diritti dell'uomo, spiega la Corte costituzionale, lasciano uno spazio «sia pur delimitato, per un intervento del legislatore con efficacia retroattiva (fermi i limiti di cui all'art. 25 Cost.)», purché sia giustificato da «motivi imperativi d'interesse generale». Ma nel caso in esame «non è dato ravvisare quali sarebbero i motivi imperativi d'interesse generale, idonei a giustificare l'effetto retroattivo. Violato anche il parametro costituito dall'art. 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. 6 della Convenzione europea, come interpretato dalla Corte di Strasburgo».

 

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