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E' in usura il conto affidato, che cumulando interessi e spese supera il tasso soglia

bancheUn 'imprenditore ottiene dal tribunale una forte riduzione della propria esposizione debitoria. E' in usura il il conto affidato, che cumulando interessi e spese supera il tasso soglia
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Titoli greci e la bufala del rimborso integrale ai piccoli risparmiatori

Titoli greci e la “bufala” del rimborso integrale ai piccoli risparmiatori

jcinvestSono state numerosissime le segnalazioni di piccoli investitori che, confortati dal parere di sedicenti esperti o professionisti del settore, nutrivano e in molti casi ancora nutrono speranze di ricevere il rimborso pieno dei titoli di stato greci.

La logica è che essendo la ristrutturazione volontaria, se un investitore non aderirà, potrà restare serenamente ad aspettare il normale rimborso ricevendo cedole e interessi come se nulla fosse.

In teoria questo ragionamento dovrebbe reggere, visto che la ristrutturazione del debito greco è “volontaria”, in pratica però è condizionato ad un meccanismo che influenzando il comportamento degli investitori, ne garantisce contemporaneamente il pressoché certo insuccesso.

La ristrutturazione “volontaria” del debito greco si può perfezionare solo se ci sarà un elevatissimo tasso di adesioni, altrimenti il conseguente abbassamento del debito rispetto al PIL (che è l’obiettivo finale di tutta l’operazione), non sarebbe sufficiente per garantire la sostenibilità economica della Grecia nel medio-lungo termine.

Questa condizione è stata sancita ufficialmente dall’accordo siglato lo scorso fine settimana, che stabilisce nel 95% la partecipazione minima per consentire al programma di ristrutturazione di proseguire senza meccanismi coercitivi, meccanismi cioè che consentirebbero alla Grecia di imporre la ristrutturazione a tutti gli investitori privati (compresi quelli che non avessero aderito).

La prima eventualità, quella di una partecipazione superiore al 95%, sarebbe quella preferita sia dalla Grecia, sia dagli investitori, poiché consentirebbe al paese ellenico di evitare un evento “ufficiale” di insolvenza e garantirebbe agli investitori privati che non avessero aderito (per quel piccolo 5%) di recuperare il valore pieno del loro investimento.

Una partecipazione inferiore al 95% invece, implicherebbe l’attivazione delle clausole coercitive (in gergo si chiamano “Collective Action Clauses”), secondo le quali una maggioranza qualificata dei detentori delle obbligazioni (il 66% degli aventi diritto presenti in assemblea) che votassero a favore, costringerebbero anche tutti gli altri ad accettare la ristrutturazione, che a quel punto non sarebbe più volontaria. In questo scenario la Grecia diventerebbe ufficialmente insolvente, innescando una serie di conseguenze tutt’altro che desiderabili (come l’attivazione dei Credit Default Swaps), mentre tutti gli investitori vedrebbero decurtato il valore del proprio investimento in titoli greci di circa il 75%, indipendentemente dalla loro partecipazione o meno.

Tutti a puntare sul primo scenario quindi? A ben vedere purtroppo è vero il contrario.

Dando per scontata la partecipazione “volontaria” (si fa per dire) degli istituti bancari, che posseggono tra il 70% e l’80% del totale delle obbligazioni greche in circolazione, quale sarà il comportamento degli altri detentori di bond greci?

Se aderiranno all’offerta vedranno certamente decurtato il valore dell’investimento del 75%, mentre se non aderiranno rimarrà la possibilità di vedersi rimborsato il 100%. Per quanto esigua possa essere questa seconda eventualità, non ci sono (almeno stando ai documenti fin qui esaminati) meccanismo di penalizzazione. Il comportamento più logico degli investitori non bancari quindi sembra di gran lunga quello di non aderire all’offerta di scambio.

Non aderendo però ogni investitore aumenterà la quota dei “non partecipanti”, con la pressoché assoluta certezza che il 95% di adesioni non sarà raggiunto. Il comportamento “logico” degli investitori non bancari (tra i quali tutti i risparmiatori privati), creerà le condizioni per una loro partecipazione obbligata alla ristrutturazione e alla conseguente riduzione del 75% del valore dell’investimento (rispetto al nozionale).

(tratto da soldionline.it)

 
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