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Unit contagiate dai subprime

tratto da Borsa&Finanza del 22 settembre 2007

 Unit contagiate dai subprime
di Anna Messia

I prodotti obbligazionari, con la crisi dei mutui americani, hanno lasciato sul terreno più del 4% L’Isvap rassicura: la perdita massima sarà di 2mln. Ma nel calcolo mancano gli «esterovestiti»

Anche le polizze assicurative vita sono state danneggiate dalla crisi del credito di fine estate. I loro legami con i titoli asset backed securities (Abs), le ormai note cartolarizzazioni di credito, finite nell’occhio del ciclone tra luglio e agosto, sono meno evidenti rispetto ad altri strumenti d’investimento, come i più tradizionali fondi comuni. Ma basta dare uno sguardo alle performance degli ultimi due mesi per rendersi conto che il contagio subprime è inesorabilmente arrivato a colpire anche i sottoscrittori di polizze vita. In rosso sono finiti, ovviamente, i prodotti assicurativi che legano la loro performance all’andamento delle Borse, o degli indici azionari, come le polizze index linked. Era inevitabile infatti che la flessione dei mercati avesse ripercussioni negative anche sui loro risultati. Ma a risentire più direttamente della crisi del mercato del credito e delle cartolarizzazioni sono state le linee obbligazionarie delle polizze unit linked, quelle che investono il patrimonio raccolto nei fondi comuni e sicav. Per questi prodotti l’esposizione al rischio di perdita durante l’estate è stata infatti duplice: da una parte, la flessione può essere stata causata dall’investimento in fondi che avevano in portafoglio obbligazioni bancarie americane, penalizzate più di altre dalla crisi. Dall’altro, il pericolo più consistente si è parte del loro patrimonio direttamente in fondi e sicav specializzate in asset backed securities. E se si osservano gli andamenti delle performance dei fondi unit degli ultimi mesi è evidente che si sono registrati tutti e due i fenomeni.

OCCHIO ALLE PERFORMANCE.Scoprire dove investe esattamente una polizza unit linked è un’impresa piuttosto ardua. Il prodotto è infatti costituito da un fondo assicurativo interno, che a sua volta investe in fondi comuni e sicav. Ma non c’è alcun obbligo di comunicare al mercato l’effettiva composizione del portafoglio. L’unico ad avere il diritto di conoscere in dettaglio i fondi acquistati dalla compagnia è il sottoscrittore, che riceve un rendiconto trimestrale, ma solo a cose fatte. Dall’analisi di Borsa&Finanza su prospetti informativi e documenti sono emersi però diversi prodotti esposti agli Abs. Tra i sette fondi cui possono aderire i sottoscrittori della polizza Ubs Unit linked solution, creata da Clerical Medical per i clienti di Ubs Italia, c’è per esempio il comparto Ubs Absolut return bond che prevede l’investimento in titoli mortgage backed e asset backed securities per il 19% del portafoglio. Mentre il fondo Sanpaolo All profilo 15 (-1,14% a luglio e -2,02% ad agosto), collegato alla polizza vita Sanpaolo All investe, tra gli altri, nei fondi Invesco Enhanced cash, esposto agli Abs, e nel fondo Parvest European bond opportunities, che sottoscrive principalmente obbligazioni con qualità di credito inferiori all’investment grade o la cui notazione di Standard & Poor’s sia al massimo BBB+. Ma al di là delle poche compagnie che dichiarano in dettaglio le modalità d’investimento, come accorgersi se nella polizza sottoscritta o che si vuole acquistare ci sono titoli Abs? «Se si osservano le performance non è difficile dedurre la composizione di questi fondi assicurativi - dice Giuseppe Romano, responsabile dell’ufficio studi della società di consulenza Consultique - Per esempio, il comparto obbligazionario governativo negli ultimimesi è stato abbastanza positivo. Se ci sono perdite consistenti, anche superiori al 5%, per questi comparti, è quindi molto probabile che tali fondi siano esposti direttamente al mercato delle cartolarizzazioni». Le perdite più limitate, prossime al 2%, possono essere invece provocate da un’esposizione indiretta. «A subire perdite sono stati anche i fondi che detenevano in portafoglio obbligazioni di banche americane - spiega Romano - che nonostante avessero un buon rating hanno risentito del panico degli operatori, spaventati per un possibile profit warning di questi istituti».

FOTOGRAFIA PARZIALE. Secondo i dati presentati dal presidente dell’Isvap, Giancarlo Giannini, al Cicr dello scorso 13 settembre (convocato per analizzare gli effetti in Italia della crisi dei subprime), la situazione non è allarmante. Per le polizze index linked, già dal 2003, è fatto divieto assoluto di investire in Abs. E anche per il resto del mercato non si può certo parlare di epidemia. L’esposizione delle compagnie italiane, direttamente o indirettamente collegate ai mutui subprime, è limitata a una decina di assicurazioni. E gli attivi coinvolti ammontano a circa 50 milioni di euro. Una percentuale trascurabile rispetto alle riserve tecniche totali. Per quanto riguarda i clienti che hanno acquistato unit linked, l’esposizione complessiva è di circa 70 milioni. Ma secondo i calcoli dell’istituto, anche in uno scenario molto pessimistico, la perdita effettiva potrebbe arrivare al massimo a 2,1 milioni. C’è però una precisazione da fare, e non certo irrilevante: l’Isvap vigila e «censisce » esclusivamente prodotti vita di diritto italiano. Mentre dal suo raggio d’intervento sono escluse le cosiddette polizze «esterovestite». Ovvero quelle create in Irlanda o in Lussemburgo dalle stesse compagnie italiane. Ma queste ultime società hanno avuto un tasso di diffusione molto elevato negli ultimi anni. E sono proprio queste che, grazie anche a una maglia di controllo meno stringente, hanno sperimentato nuovi settori d’investimento, come gli hedge fund o gli stessi Abs. Oltre ai casi citati, c’è per esempio il prodotto Alternative Funds, di Mediolanum international life, che ha come sottostanti, tra gli altri, fondi di fondi hedge e un fondo (Top managers euro fixed income) che prevede investimenti in prestiti ipotecari cartolarizzati. Anche se c’è da dire che il comparto della polizza, a luglio e agosto, è riuscito a schivare il colpo (+1,8%), preferendo i titoli governativi. Ma il fenomeno potrebbe quindi essere più esteso di quello fotografato da Giannini.

 
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