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Valute e anatocismo

CARE BANCHE.....Basta balzelli. E pagate il conto

di Ugo Bertone tratto da Borsa e finanza del 10 marzo 2007



AnatocismoPompeo Locatelli : «Basta un semplice software per scoprire quanto si è pagato di troppo in costi, valute e per l’anatocismo». Per il consulente gli istituti non cercano soluzioni, ma pensano a sostituire le commissioni di massimo scoperto


UGO BERTONE

«Siamo alle solite: le banche come la telefonia, per le ricariche dei cellulari. Una volta abolito un balzello assurdo, in questo caso le commissioni di massimo scoperto, si pensa subito a sostituirlo. Probabilmente con qualche meccanismo che verrà dichiarato illegittimo tra pochi anni ». Parla così Pompeo Locatelli, commercialista, consulente aziendale. E la sua indignazione nasce dalle dichiarazioni di Pietro Modiano, l’ad di Intesa SanPaolo che è anche vicepresidente Abi. «Le commissioni di massimo scoperto - ha detto - in un modo o nell’altro ci sono in ogni Paese ». Certo, ha aggiunto, ci sono stati «problemi di trasparenza». Ma non fatevi illusioni: «Il problema del costo del credito resta. E per questa parte la commissione rientrerà. Su come rientrerà, questo spetta alla concorrenza». Insomma, dottor Locatelli, non si cambia. Le banche sono davvero invincibili?

Nell’industria, se sale l’Iva, l’aumento non si scarica sui prezzi grazie alla concorrenza. Nel credito ci si muove «uniti»

Diciamo che, nelle aziende normali, quando aumenta l’Iva, un imprenditore può cercare di scaricare ilmaggiore onere sui consumatori. Ma, grazie alla concorrenza, ci riesce di rado. In banca, invece, possono concedersi il lusso di scaricare sui clienti i costi. I motivi? Semplice, le banche, nel concerto delle associazioni di categoria, come l’Abi, si muovono tutte assieme evitando la concorrenza. Quindi le liberalizzazioni rischiano di essere acqua fresca? Non dico questo. Anche se, per ironia della sorte, un provvedimento sacrosanto come la tracciabilità dei versamenti in generale ed in particolare ai professionisti, che comporta sia un aumneto dei9 conti che del numero delle operazioni, si tradurrà in un vantaggio per le banche. Altrettanto accade per l’obbligo del pagamento del modulo F24 attraverso l’internet banking, con un forte aumento dell’uso di questo servizio che comporta un costo fisso periodico. Le banche, insomma, non pagano dazio per il futuro mentre devono farlo per il passato perché, grazie ad un software apposito, è oggi possibile ricostruire la propria relazione storica con le banche per individuare i possibili crediti accumulati per i costi illegittimi sopportati. Tutto a partire dall’anatocismo, ben s’intende... Certo, la pietra miliare per ammontare le rendite del sistema è stata la sentenza della Cassazione a Sezioni Unite che ha confermato l’illegittimità della capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi, cioè dell’anatocismo. Ma si tratta solo della punta dell’iceberg. Occhio, quindi, all’estratto conto e alla corrispondenza con la banca. Ma i limiti per ricorrere sono ristretti. O no? No, non bisogna confondere le comunicazioni in arrivo con l’estratto conto con altre partite, tipo il recupero di interessi passivi, le commissioni di scoperto o le valute addebitate sui conti correnti bancari con fido. In questi casi la legge, e la giurisprudenza prevedono che si possa agire entro dieci anni dalla cessazione del rapporto. Così, è possibile risalire fino alla data diapertura del conto. Masi tratta di cifre piccole e di difficile calcolo. E chi ha convenienza a sfidare il sistema? Andiamo con ordine. La legge 108/96 prevede che ogni tre mesi venga rilevato il Tasso effettivo globale medio (Tegm); viene così fissato il limite (Tegm aumentato della media) oltre il quale gli interessi vengono giudicati usurari. Se agli interessi si sommano le commissioni dimassimo scoperto e altri accessori non dovuti, il caso che si sconfini nel tasso di usura è più frequente di quel che non si creda. Ma la Banca d’Italia ha specificato che la commissione di massimo scoperto non rientra nel calcolo del Tegm. È così? È un’interpretazione riduttiva che è stata sconfessata da diverse sentenze: se la vostra azienda ha pagato commissioni di massimo scoperto oltre a pagare interessi passivi con cadenza trimestrale mentre gli interessi attivi scattavano ogni 12 mesi, avete diritto di farvi restituire gli importi addebitati non correttamente. Ivi compreso il capitolo delle valute fittizie. La vera partita è psicologica. Come fa un’azienda a mettersi contro il suo banchiere? Con il rischio, per giunta, di mettersi contro l’intero sistema.
Non è difficile scoprire che si è pagato più della metà del dovuto. E si può risalire di 10 anni, senza la prescrizione

L’esperienza mi dice che il sistema bancario è oggi assai meno aggressivo di quanto non si creda, almeno su questo terreno. La ragione è semplice: di fronte all’autorità giudiziaria la posizione delle banche è debole. Non a caso lo stesso governatore Mario Draghi ha rivolto più di un invito alle banche di cercare una soluzione generale, capace di mettere una pietra tombale sui vari aspetti critici del rapporto con i clienti. Ma l’Abi non dimostra altrettanta sensibilità. E lo stesso vale per le grandi banche, così generose di proclami sulla politica dello sviluppo, al momento delle aggregazioni. Ma avare di aperture concrete. Ma chi se la sente di ricostruire una storia così lunga e complessa? È un’operazione semplice, grazie al software apposito. Basta inserire la documentazione bancaria che, nel caso vi mancasse, l’istituto è obbligato a inviarvi. Il risultato? Sconvolgente. Non è raro scoprire che l’effettiva somma dovuta alla banca ammonta a metà o meno di quanto pagato dai clienti nel corso degli anni

 
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